SLA: identificate 10 proteine ​​del sangue utili per la diagnosi precoce

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I ricercatori della Emory University School of Medicine hanno identificato 10 proteine ​​del sangue che, se analizzate congiuntamente, possono distinguere le persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) dagli individui sani con una precisione bilanciata di quasi il 98%. I risultati, pubblicati su Nature Communications, potrebbero aprire la strada a un esame del sangue che aiuti i medici a diagnosticare la SLA in fase precoce.

Attualmente non esiste un singolo test in grado di diagnosticare in modo definitivo la SLA e i pazienti spesso attendono quasi un anno dalla comparsa dei sintomi prima di ricevere una diagnosi. Uno strumento di screening basato su un esame del sangue potrebbe aiutare i medici a identificare i pazienti che necessitano di ulteriori valutazioni da parte di un neurologo o di un centro specializzato per la SLA, riducendo potenzialmente i ritardi nelle cure.

La SLA, nota anche come malattia di Lou Gehrig, è una malattia neurologica progressiva che colpisce le cellule nervose responsabili del movimento muscolare. I sintomi iniziali, tra cui debolezza muscolare, crampi e difficoltà a camminare, possono assomigliare a quelli di altre patologie, rendendo difficile il riconoscimento della malattia nelle sue fasi iniziali.

“La SLA è una malattia complessa e affidarsi a un singolo biomarcatore non permette di avere un quadro completo“, afferma Eleanor Thomas, MD, Ph.D., Prof.ssa assistente di neurologia presso la Emory University School of Medicine e co-responsabile dello studio. “Combinando proteine ​​associate a diversi aspetti della malattia, tra cui il danno alle cellule nervose e l’infiammazione, siamo stati in grado di identificare la SLA con una precisione molto maggiore“.

Dieci proteine ​​superano le prestazioni di un biomarcatore di punta

I ricercatori hanno analizzato centinaia di proteine ​​in campioni di sangue prelevati da persone affette da SLA e da individui sani. Hanno identificato 10 proteine ​​che, valutate congiuntamente, distinguevano i due gruppi con una precisione bilanciata di circa il 98%.

La combinazione ha ottenuto risultati nettamente migliori rispetto al neurofilamento leggero (NfL), un importante biomarcatore ematico per la SLA che può risultare elevato anche in altre patologie neurologiche.

I ricercatori di Emory hanno analizzato campioni di sangue di 632 persone affette da SLA e di 160 individui sani utilizzando una tecnologia altamente sensibile chiamata Nucleic Acid Linked Immuno-Sandwich Assay, o NULISA. Questa tecnologia è in grado di misurare quantità estremamente ridotte di proteine ​​nel sangue, comprese quelle rilasciate quando le cellule nervose vengono danneggiate.

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La sua capacità di rilevare anche tracce minime di queste proteine ​​è particolarmente importante per la ricerca sulla SLA, poiché alcuni degli indicatori più utili della malattia, come la NfL, si trovano nel sangue a livelli molto più bassi rispetto ad altre proteine ​​comuni.

Una diagnosi precoce potrebbe accelerare l’accesso alle cure specialistiche

“Per i pazienti e le loro famiglie, il tempo impiegato nella ricerca di una diagnosi di SLA può essere incredibilmente difficile”, afferma Jonathan Glass, MD, Direttore dell’Emory ALS Center e co-responsabile dello studio. “Un esame del sangue che aiuti i medici a riconoscere la SLA precocemente potrebbe ridurre gli esami non necessari e consentire ai pazienti di accedere a cure e trattamenti specialistici molto prima“.

Una diagnosi precoce potrebbe inoltre dare ai pazienti più tempo per valutare le opzioni terapeutiche, partecipare a studi clinici e pianificare le proprie cure.

Ulteriori test devono distinguere condizioni simili

Sebbene i risultati siano incoraggianti, i ricercatori affermano che sono necessari ulteriori studi per determinare se il pannello proteico possa distinguere in modo affidabile la SLA da altre patologie neurologiche e neuromuscolari con sintomi simili.

“Il nostro obiettivo è trasformare questi risultati in uno strumento pratico che i medici possano utilizzare per riconoscere la SLA in fase precoce”, afferma Thomas. “C’è ancora del lavoro da fare, ma questo ci avvicina alla possibilità di abbreviare il percorso diagnostico per i pazienti e le loro famiglie”.

Fonte: Nature Communications 

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