Infiammazione intestinale-immagine:
Le malattie infiammatorie intestinali si manifestano quando il delicato equilibrio tra intestino, sistema immunitario e microbiota viene alterato. Finora, tuttavia, non era chiaro se la causa primaria di queste patologie fosse da attribuire a microbi dannosi o a difetti nelle cellule immunitarie dell’organismo.
Un gruppo di ricerca guidato dal Dr. Mauro Corrado presso il CECAD Cluster of Excellence for Aging Research e il Center for Molecular Medicine Cologne (CMMC) dell’Università di Colonia ha scoperto che un lipide specifico, noto come cardiolipina, presente nei mitocondri, è essenziale per tenere sotto controllo la risposta immunitaria nell’intestino. La cardiolipina aiuta le cellule T regolatorie a mantenere l’energia e la stabilità necessarie per prevenire l’infiammazione. Lo studio, intitolato “Cardiolipin preserves Treg metabolic fitness and immune homeostasis in the gut” (La cardiolipina preserva l’efficienza metabolica delle cellule Treg e l’omeostasi immunitaria nell’intestino), è stato pubblicato su Nature Metabolism.
Le cellule T regolatorie sono un gruppo specifico di cellule immunitarie che hanno un effetto immunosoppressivo, ovvero sopprimono determinate risposte del sistema immunitario. Producono molecole (citochine) che regolano altre cellule immunitarie e impediscono loro di innescare una risposta infiammatoria eccessiva.
In un modello murino, gli animali le cui cellule T erano state private dell’enzima necessario per produrre cardiolipina hanno sviluppato un’infiammazione intestinale. Ciò si è verificato indipendentemente da eventuali cambiamenti nel microbiota. Quando sono stati poi esposti a batteri intestinali solitamente innocui, l’infiammazione è progredita più rapidamente ed è diventata più grave.
In assenza di cardiolipina, le cellule T perdono la loro efficienza metabolica e innescano una risposta allo stress che causa malattie. Tuttavia, questo effetto è reversibile: una volta corretta la risposta allo stress, l’equilibrio intestinale viene ripristinato e i topi godono di una maggiore aspettativa di vita. Per lo studio, i ricercatori hanno combinato l’immunologia moderna con approcci lipidomici e metabolici all’avanguardia.
“Questi risultati offrono una nuova prospettiva sull’infiammazione“, afferma Corrado, ricercatore principale presso il CECAD. “Riteniamo che intervenire specificamente sul metabolismo delle cellule immunitarie potrebbe rappresentare un approccio radicalmente nuovo per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali”.
Lo studio suggerisce che il metabolismo influenzi la nostra risposta immunitaria. Le differenze individuali nell’efficienza metabolica delle cellule immunitarie spiegano almeno in parte, i diversi decorsi clinici delle malattie causate dallo stesso agente patogeno. Sebbene lo studio esamini un solo difetto metabolico, questo aspetto specifico potrebbe rappresentare un altro tassello del puzzle, fornendo nuove prospettive sulla questione più ampia del perché le infezioni spesso progrediscano in modi molto diversi.
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L’esperienza con il COVID-19 e molte altre malattie infettive ha dimostrato che un agente patogeno può causare una vasta gamma di sintomi ed esiti della malattia, da lievi a gravi fino a fatali. Non è ancora del tutto chiaro perché alcune persone siano più suscettibili e altre meno a questi agenti patogeni. Per comprendere meglio come interagiscono questi diversi fattori, la ricerca verrà estesa per includere altri difetti mitocondriali.
I risultati potrebbero anche contribuire a spiegare i sintomi gastrointestinali associati alla sindrome di Barth, una malattia genetica estremamente rara causata da una carenza di cardiolipina. Lo studio ha dimostrato che i pazienti affetti da sindrome di Barth non solo presentano patologie cardiache potenzialmente letali, ma soffrono anche di disturbi del sistema immunitario. Sono più suscettibili a infezioni ricorrenti e disturbi gastrointestinali. Ciò potrebbe essere spiegato, almeno in parte, dalle carenze di cellule T rilevate nei campioni dei pazienti.
Fonte: Nature Metabolism