Integratori-immagine: gli integratori mirati possono favorire un invecchiamento sano in alcuni anziani, ma un uso non necessario o eccessivo può essere più dannoso che benefico. Gli esperti di nutrizione sottolineano l’importanza della qualità degli alimenti e dell’apporto proteico. Fonte: Shutterstock
Gli integratori sono ampiamente commercializzati come strumenti per un invecchiamento sano, tuttavia i loro benefici per gli anziani dipendono in larga misura dalle esigenze nutrizionali individuali e da eventuali carenze nascoste.
L’uso di integratori alimentari è aumentato rapidamente negli ultimi anni. Vitamine, minerali e altri prodotti nutrizionali vengono comunemente pubblicizzati come metodi semplici per aumentare l’energia, rafforzare il sistema immunitario, supportare le funzioni cerebrali e persino allungare la vita. Per molte persone, assumere integratori sembra una scelta intelligente per mantenersi in buona salute.
Tuttavia, questa ipotesi non è sempre corretta. Le persone che già assumono una quantità sufficiente di nutrienti con la dieta spesso non traggono alcun beneficio evidente dall’assunzione di molti integratori. In alcuni casi, gli integratori rappresentano semplicemente un costo aggiuntivo con un valore limitato. Possono anche comportare dei rischi. Grandi quantità di determinate vitamine e minerali possono causare tossicità, interagire con i farmaci o provocare altri effetti indesiderati sulla salute.
Per gli anziani, tuttavia, il quadro è più complesso. La domanda più utile non è semplicemente se gli integratori siano “buoni” o “cattivi”, ma se una persona presenta effettivamente una carenza, cosa potrebbe causarla e se un integratore sia il modo più sicuro per colmarla.
Invecchiamento, appetito e carenze nutrizionali
Con l’avanzare dell’età, le carenze nutrizionali diventano più frequenti. L’appetito può diminuire, la salute orale può peggiorare, le malattie croniche si moltiplicano e molte persone anziane assumono farmaci che influenzano l’assorbimento, l’utilizzo e l’eliminazione dei nutrienti dall’organismo. Anche i problemi di salute orale, tra cui la perdita dei denti, le malattie gengivali e le protesi dentarie non adatte, possono rendere difficile la masticazione e ridurre la varietà alimentare.
Nella terza età, spesso si è circondati da messaggi alimentari controproducenti: mangiare di meno, perdere peso, evitare pasti “pesanti” e preferire cibi morbidi. Ma questi messaggi possono entrare in conflitto con il costante bisogno del corpo di proteine, vitamine e minerali. Col tempo, piccoli pasti, zuppe, pane tostato e tè possono diventare una dieta che riempie lo stomaco senza soddisfare il fabbisogno nutrizionale.
Questo non significa che ogni persona anziana abbia bisogno di integratori. Significa che l’integrazione dovrebbe essere mirata: basata su carenze accertate, fattori di rischio evidenti, assunzione di farmaci o prove che la persona non assume abbastanza nutrienti attraverso l’alimentazione.
Carenze di vitamina B12 e folati negli anziani
La vitamina B12 è uno degli esempi più lampanti. La carenza di B12 diventa più comune con l’età, in parte perché lo stomaco può produrre meno acido, necessario per rilasciare la B12 dagli alimenti. Bassi livelli di B12 possono causare anemia, affaticamento, problemi nervosi, intorpidimento o formicolio e, talvolta, problemi di memoria o confusione. Alcuni farmaci, tra cui la metformina e gli inibitori della pompa protonica, possono aumentare ulteriormente il rischio. L’assunzione orale di B12 ad alto dosaggio spesso si rivela efficace, sebbene alcune persone necessitino di iniezioni.
L’acido folico è importante soprattutto per la formazione dei globuli rossi e la produzione di DNA. Bassi livelli di acido folico possono aumentare l’omocisteina, un marcatore ematico associato a malattie cardiovascolari e declino cognitivo, sebbene ciò non dimostri che gli integratori di acido folico prevengano tali condizioni. L’acido folico o altre vitamine del gruppo B possono essere utili a gruppi specifici di persone, come quelle con bassi livelli di acido folico o vitamina B12, livelli elevati di omocisteina o lieve deterioramento cognitivo. Tuttavia, prima di prescrivere l’acido folico da solo, è opportuno valutare l’eventuale presenza di carenza di vitamina B12, poiché quest’ultima può migliorare alcuni indicatori ematici di carenza di vitamina B12 anche in presenza di danni ai nervi.
Rischi legati alla vitamina D, al calcio e agli integratori multivitaminici
Un altro problema comune riguarda la vitamina D. La carenza è più probabile negli anziani con scarsa esposizione al sole, ridotta mobilità, pelle scura, residenti in case di cura o con una dieta povera di alimenti ricchi di vitamina D. L’integrazione può essere appropriata in caso di bassi livelli, scarsa esposizione al sole o in presenza di osteoporosi, cadute ricorrenti o elevato rischio di fratture. Tuttavia, una dose maggiore non è automaticamente sinonimo di migliore. Un ampio studio ha rilevato che l’integrazione di vitamina D non ha ridotto significativamente il rischio di fratture in adulti di mezza età e anziani generalmente sani, non selezionati per carenza.
Calcio e magnesio sono importanti per la funzione di ossa, muscoli e nervi, ma, ove possibile, dovrebbero essere assunti attraverso l’alimentazione. Gli integratori possono essere utili quando l’apporto dietetico è insufficiente o in presenza di osteoporosi, ma è bene evitare un’assunzione eccessiva. Il magnesio viene spesso consigliato per favorire il sonno, ma le prove a supporto del suo utilizzo routinario come trattamento per l’insonnia rimangono limitate.
Gli integratori multivitaminici possono essere utili per gli anziani che mangiano poco o hanno una dieta poco varia, ma non dovrebbero essere considerati una sorta di assicurazione nutrizionale per tutti. In un ampio studio condotto su tre coorti statunitensi, l’assunzione quotidiana di multivitaminici non è risultata associata a un minor rischio di mortalità. Altre ricerche stanno esplorando se i multivitaminici possano influenzare i marcatori dell’invecchiamento biologico, ma non è ancora chiaro se ciò si traduca in una migliore salute, maggiore indipendenza o maggiore aspettativa di vita.
Uno degli “integratori” più trascurati nella terza età non è una vitamina, bensì le proteine. Molti anziani assumono troppe poche proteine o evitano alimenti ricchi di proteine come carne, pesce, uova, latticini, fagioli o lenticchie. Un basso apporto proteico può contribuire alla sarcopenia, la perdita di massa e forza muscolare legata all’età, aumentando il rischio di cadute, fragilità e perdita di autonomia. Gli esperti raccomandano generalmente un apporto di circa 1,0-1,2 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno per gli anziani sani. Un apporto maggiore può essere necessario in caso di malattia, fragilità o convalescenza, a meno che non sia stata sconsigliata una restrizione proteica a causa di malattie renali o altre patologie.
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Assunzione di proteine e problematiche relative alla sicurezza degli integratori
L’assunzione di integratori senza supervisione medica o in dosi eccessive può essere dannosa. Dosi elevate di vitamina D o vitamina A possono causare tossicità. Il ferro non dovrebbe essere assunto senza una comprovata carenza, a meno che non sia consigliato da un medico. Alcuni integratori interagiscono con i farmaci. Inoltre, alcune revisioni della letteratura hanno rilevato che alcuni integratori antiossidanti ad alto dosaggio, in particolare il beta-carotene e la vitamina E, possono aumentare il rischio di mortalità in alcune popolazioni.
Un approccio sensato inizia dal cibo, non dalle pillole. Ciò significa valutare l’appetito, le variazioni di peso, i problemi di masticazione o deglutizione, la varietà della dieta, le condizioni mediche, l’uso di farmaci e se la persona ha sufficiente supporto per fare la spesa, cucinare e mangiare bene. Potrebbero essere necessari esami del sangue, in particolare per la vitamina B12, l’acido folico, il ferro e la vitamina D.
Le evidenze scientifiche non supportano l’integrazione universale per tutti gli anziani. Tuttavia, l’uso mirato di vitamina D, vitamina B12, acido folico e, in alcuni casi, di un integratore multivitaminico o proteico può essere utile in presenza di carenze o di un basso apporto.
Gli integratori possono avere un ruolo nell’invecchiamento sano, ma non sono una scorciatoia. I fondamenti rimangono un’alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico, un sonno adeguato, le relazioni sociali e l’accesso a cibi sani. Il miglior integratore è quello che risponde a un bisogno reale, non quello con la promessa più eclatante sull’etichetta.
Fonte: Scitechdaily