Malattie neurodegenerative: nuovo metodo di somministrazione di farmaci si preannuncia promettente

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Malattie neurodegenerative-immagine fonte: Unsplash/CC0 Dominio pubblico

Per i pazienti affetti da malattie neurodegenerative come la SLA, il Parkinson, l’Alzheimer e altre forme di demenza, somministrare farmaci a base di anticorpi direttamente al cervello si è rivelato un compito arduo. Il nostro corpo crea delle barriere ermetiche per impedire alle infezioni di diffondersi al cervello, dove spesso risultano fatali.

Purtroppo, questa funzione protettiva ci impedisce anche di far arrivare i farmaci al cervello. Solo circa 1 anticorpo su 10.000 iniettato nei pazienti riesce effettivamente a raggiungere il cervello, poiché questi “combattenti cellulari” rimangono intrappolati nel sangue anziché fuoriuscire attraverso le lesioni dei vasi sanguigni e raggiungere il cervello.

Ora, i ricercatori hanno messo a punto un nuovo processo di transito che permette ai farmaci di raggiungere il cervello utilizzando le vescicole extracellulari, minuscole bolle prodotte naturalmente dalle cellule del nostro corpo.

I ricercatori dell’Università di Ottawa hanno dimostrato che le vescicole extracellulari riescono a infiltrarsi nei vasi sanguigni e a raggiungere il cervello, permettendo così di veicolare farmaci al suo interno. Come passo successivo, si sono proposti di trovare metodi per migliorare la capacità degli anticorpi presenti nel cervello di eliminare le proteine ​​patologiche responsabili delle malattie neurodegenerative.

“Gli anticorpi normali possono legarsi alle proteine ​​responsabili di queste malattie, ma non sono in grado di eliminarle e quindi non sono potenti quanto potrebbero essere”, spiega il Dottor Derrick Gibbings, Professore presso il Dipartimento di Medicina Cellulare e Molecolare dell’Università di Ottawa (uOttawa).

Portare fuori la spazzatura

L’autofagia è il sistema di riciclaggio naturale del corpo, che raccoglie i rifiuti cellulari e li scompone in piccoli pezzi che possono essere riutilizzati per costruire altre sostanze utili alle cellule. Il team di Gibbings ha progettato anticorpi che si legano alle proteine ​​responsabili delle malattie con un’etichetta che indirizza queste proteine ​​patogene verso il sistema di smaltimento dei rifiuti dell’autofagia, per eliminare tutto ciò a cui gli anticorpi si legano.

“Si tratta di un processo di pulizia naturale che si attiva normalmente quando le cellule sono stressate o private di nutrienti. In modelli cellulari e murini, abbiamo dimostrato che l’utilizzo dell’autofagia migliora notevolmente l’eliminazione delle proteine ​​che causano l’Alzheimer, la demenza e la sclerosi laterale amiotrofica, e i topi hanno mostrato un miglioramento dei sintomi della malattia“, afferma Gibbings.

Questa ricerca, condotta da Huishan Guo, ricercatore associato presso il laboratorio di Gibbings, è stata pubblicata sulla rivista Nature Biomedical Engineering.

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Promessa per il futuro

Sebbene questa scoperta sia motivo di ottimismo, Gibbings ci ricorda che si tratta solo di un primo passo. Trattare i topi è un passo, ma importante, sulla strada verso le sperimentazioni cliniche e la dimostrazione dei benefici nei pazienti.

“C’è molto entusiasmo per anticorpi come questi nell’industria, con molte delle principali aziende farmaceutiche e biotecnologiche che hanno investito miliardi di dollari in questo settore“, afferma Gibbings, membro dell’Eric Poulin Center for Neuromuscular Disease.

“Molti di questi anticorpi sono stati sperimentati su pazienti in studi clinici, ma finora hanno mostrato benefici minimi. Speriamo che la nostra nuova strategia per far arrivare questi anticorpi nel cervello ed eliminare i loro bersagli possa essere la chiave per rendere questi farmaci efficaci per i pazienti“.

Fonte: Nature Biomedical Engineering

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