L’artrite potrebbe lasciare una memoria nascosta nelle articolazioni

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L’artrite è una patologia comune che causa infiammazione, dolore, rigidità e gonfiore alle articolazioni, colpendo milioni di persone in tutto il mondo. Sebbene le sue cause e i suoi sintomi varino, l’artrite può avere un impatto significativo sulla mobilità e sulla qualità della vita. Credito: Shutterstock

L’artrite può lasciare una traccia nelle articolazioni e gli esperimenti sui topi suggeriscono che lo stress può riattivarla con l’aiuto del grasso corporeo, responsabile della produzione di calore.

L’artrite reumatoide (AR) può riacutizzarsi nelle articolazioni precedentemente colpite anche dopo che la malattia è entrata in remissione. Lo stress psicologico è da tempo associato al peggioramento dei sintomi, ma non è ancora chiaro in che modo possa favorire la ricomparsa dell’infiammazione in quelle articolazioni.

Uno studio condotto sui topi ha ora individuato una catena di segnali che collega il sistema nervoso, il tessuto adiposo che produce calore e le cellule delle articolazioni. Il blocco di alcune parti di questa catena ha ridotto l’artrite indotta dallo stress negli animali, suggerendo una possibile direzione per future terapie.

Lo studio è stato condotto dal Professore associato Shigeru Tanaka e dal Professor Hiroshi Nakajima dell’Università di Chiba, in Giappone, in collaborazione con due Ospedali giapponesi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances il 16 ottobre 2026.

Il grasso bruno contribuisce a riaccendere l’infiammazione articolare

I ricercatori hanno utilizzato un modello murino in cui l’artrite entrava in uno stato simile alla remissione prima che gli animali venissero esposti a stress da immobilizzazione. L’infiammazione articolare si ripresentava dopo tale esposizione. Per individuare i segnali responsabili, il team ha analizzato i tessuti, profilato le cellule immunitarie e misurato i cambiamenti molecolari.

Lo stress ha attivato il sistema nervoso simpatico, che contribuisce a coordinare la risposta dell’organismo allo stress, e il tessuto adiposo bruno (BAT), un tipo di grasso che produce calore. Questa attivazione ha indotto il tessuto adiposo bruno a rilasciare interleuchina-6 (IL-6), una proteina di segnalazione infiammatoria. L’IL-6 circolante ha quindi agito sui sinoviociti, cellule specializzate presenti nel tessuto sinoviale che circonda le articolazioni.

In risposta, queste cellule articolari hanno prodotto CXCL1, una chemiochina che attrae le cellule immunitarie. CXCL1 ha richiamato i neutrofili, un tipo di globulo bianco coinvolto nell’infiammazione, contribuendo alla ricomparsa dell’artrite.

“I nostri risultati suggeriscono che gli effetti dello stress psicologico sull’artrite si estendono oltre le cellule immunitarie tradizionalmente associate alle malattie autoimmuni. Lo stress, infatti, può attivare processi all’interno di altri tessuti che contribuiscono al ritorno dell’infiammazione articolare“, spiega Tanaka.

Il blocco del percorso ha ridotto le riacutizzazioni dell’artrite

Il team ha verificato se interrompere questa sequenza potesse ridurre le riacutizzazioni bloccando i recettori chiave e monitorando i marcatori infiammatori, il gonfiore articolare e l’accumulo di cellule immunitarie. Il trattamento dei topi con un antagonista del recettore β3-adrenergico, una sostanza che blocca tale recettore, ha ridotto i livelli di IL-6 nel plasma sanguigno, il gonfiore articolare, l’espressione di CXCL1 e l’accumulo di neutrofili nelle articolazioni. Anche il blocco di CXCR2, il recettore che risponde a CXCL1, ha ridotto significativamente l’artrite indotta da stress nel modello murino.

I risultati suggeriscono che il tessuto articolare precedentemente colpito potrebbe conservare una sorta di memoria infiammatoria che lo stress può riattivare indipendentemente dai linfociti, un gruppo di cellule immunitarie. Ciò offre una possibile spiegazione biologica di come l’infiammazione possa ripresentarsi nelle articolazioni dopo la remissione dell’artrite.

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Un indizio genetico nei pazienti affetti da artrite reumatoide

Per verificare se questo meccanismo potesse essere rilevante anche per gli esseri umani, i ricercatori hanno confrontato lo stress percepito e l’attività della malattia in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR). I pazienti portatori della variante Trp64Arg, una variante specifica del gene ADRB3 che rende le cellule meno reattive agli ormoni legati allo stress, hanno mostrato una correlazione più debole tra stress percepito e attività dell’artrite rispetto ai pazienti privi di tale variante. Tuttavia, l’analisi sugli esseri umani era di tipo osservazionale, pertanto non stabilisce che lo stress abbia causato direttamente cambiamenti nell’attività della malattia.

La comprensione di questo percorso potrebbe in futuro aiutare i ricercatori a sviluppare strategie per migliorare la gestione della malattia e la qualità della vita delle persone affette da artrite reumatoide. Il suo potenziale come bersaglio terapeutico resta ancora da esplorare.

“I nostri risultati suggeriscono che intervenire sui percorsi di risposta allo stress potrebbe offrire una futura strategia terapeutica che agisce senza sopprimere in modo generalizzato il sistema immunitario”, osserva Nakajima.

Riferimento: Science Advances DOI: 10.1126/sciadv.aec9257

Questo lavoro è stato supportato dalla borsa di studio JSPS KAKENHI 23K07890 (Shigeru Tanaka), dalla borsa di studio JPMJMS2025 dell’Agenzia giapponese per la scienza e la tecnologia (Moonshot R&D) (Hiroshi Nakajima) e dall’Agenzia per la ricerca e lo sviluppo medico (AMED)-SCARDA 223fa627003h0

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