Un barlume di speranza per i pazienti con leucodistrofie

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Le leucodistrofie sono malattie neurodegenerative che colpiscono 1 su 7000 bambini e rimangono incurabili. Queste malattie genetiche attaccano la mielina, la guaina isolante dei neuroni.

Oggi, sono state caratterizzati quasi 20 tipi di leucodistrofie, ma molte altre forme rimangono ancora indefinite, lasciando quasi il 40 per cento delle famiglie in attesa di una diagnosi.

Un team di ricerca internazionale, guidato dal dottor Bernard Geneviève dell’Istituto di ricerca della McGill University Health Centre (MUHC RI-) e dal dottor Benoit Coulombe del’ l’Institut de recherches cliniques di Montréal (IRCM), ha identificato un nuovo gene associato con la sindrome 4H, una delle forme più comuni della malattia.

I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Communications di questa settimana.

“Stiamo finalmente iniziando a capire meglio questa terribile malattia. Con la scoperta di mutazioni in questo nuovo gene chiamato POLR1C, che rappresentano quasi il 10 per cento dei casi con questo tipo di leucodistrofia, ora abbiamo una migliore idea dell’ impatto che esse hanno sulle cellule del sistema nervoso”, dice uno dei principali co-autori, il dottor Bernard, neurologo presso il the Montreal Children’s Hospital of the MUHC (MCH-MUHC) e assistente professore di Neurologia e Neurochirurgia presso la McGill University.

“La mia squadra ed io abbiamo aperto la strada nel 2011, individuando due geni (POLR3A e POLR3B) responsabili della sindrome 4H che rappresenta circa l’85 per cento dei pazienti con la malattia. Tuttavia, circa il 15 per cento dei pazienti con questo tipo di leucodistrofia manca di una diagnosi genetica. Fino ad ora, non sapevamo perché le mutazioni dei geni precedentemente scoperti causavano la leucodistrofia”.

“Infatti, abbiamo scoperto che le mutazioni in POLR1C causano un problema nel “montaggio e localizzazione” cellulare di un enzima, l’RNA polimerasi III, che svolge un ruolo molto importante per il buon funzionamento delle nostre cellule”, afferma il secondo principale co-autore, il dottor Coulombe, Professore di ricerca e Direttore dell’unità di ricerca traslazionale Proteomica all’ IRCM.

“La mancanza di capacità di produrre RNA polimerasi III compromette il programma genetico controllato da questo enzima, in modo da indurre un effetto particolarmente dannoso nelle cellule nervose specializzate”.

Secondo il dottor Coulombe, un passo importante è derivato non solo dall’ identificazione di un nuovo gene che causa la leucodistrofia, ma la ricerca mette in luce i meccanismi molecolari che permettono a queste mutazioni genetiche di causare danni.

“La comprensione dei meccanismi che influenzano la biogenesi di RNA polimerasi III, potrà ora guidare i nostri sforzi nello sviluppo di nuovi strumenti diagnostici per prevedere meglio l’evoluzione e la gravità della malattia e nuovi strumenti terapeutici per aiutare i bambini malati”, aggiunge il dottor Bernard.

Fonte:

  1. Isabelle Thiffault, Nicole I. Wolf, Diane Forget, Kether Guerrero, Luan T. Tran, Karine Choquet, Mathieu Lavallée-Adam, Christian Poitras, Bernard Brais, Grace Yoon, Laszlo Sztriha, Richard I. Webster, Dagmar Timmann, Bart P. van de Warrenburg, Jürgen Seeger, Alíz Zimmermann, Adrienn Máté, Cyril Goizet, Eva Fung, Marjo S. van der Knaap, Sébastien Fribourg, Adeline Vanderver, Cas Simons, Ryan J. Taft, John R. Yates III, Benoit Coulombe, Geneviève Bernard. Recessive mutations in POLR1C cause a leukodystrophy by impairing biogenesis of RNA polymerase III. Nature Communications, 2015; 6: 7623 DOI:10.1038/ncomms8623