Una scoperta potrebbe portare ad un nuovo trattamento per l’ansia e la dipendenza

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Una nuova ricerca fornisce una nuova visione di come il cervello genera ricompense e punizioni, aprendo nuovi percorsi per sviluppare un trattamento di condizioni che vanno dall’ansia ai comportamenti che coinvolgono l’abuso di droghe.

Lo studio, pubblicato nella rivista eLife, ha utilizzato un modello di roditore per identificare una rete specifica all’interno del cervello strettamente collegata alla valutazione dei rischi.

( Vedi anche:Scoperto meccanismo molecolare alla base di ansia e autismo).

“Le nostre azioni spesso comportano diversi rischi di un risultato avverso. Il nostro cervello deve considerare questo rischio per un ottimale processo decisionale”, ha dichiarato l’autore dello studio Bita Moghaddam, Professore e Presidente della neuroscienza comportamentale nella Scuola di Medicina OHSU, Portland, Oregon. “Una risposta esagerata al rischio può causare ansia mentre una risposta anormalmente bassa può portare all’impulsività e al comportamento sconsiderato”.

Moghaddam e il co-autore Junchol Park, dell’Università di Pittsburgh, hanno trovato distinzioni nitide nel livello di coordinamento tra un picco di neurotrasmettitori dopamina e l’ attività all’interno della corteccia prefrontale, la parte del cervello che regola il complesso funzionamento cognitivo. I ricercatori hanno scoperto uno stretto coordinamento tra attività nella corteccia prefrontale e livelli di dopamina, quando non vi era alcun rischio di punizione.

“Nel mondo reale, tuttAVIA, non è quasi mai così”, ha detto Moghaddam. “La maggior parte di ciò che facciamo comporta rischi”.

In netto contrasto con lo scenario della non punizione, i ricercatori hanno scoperto che il coordinamento tra la corteccia prefrontale ed i livelli di dopamina è crollato quando c’era un piccolo rischio di punizione. Secondo  Moghaddam questo comportamento può essere valutato positivamente perché significa che il cervello codifica una valutazione radicata del rischio in circostanze normali.

“C’è un ottimo equilibrio tra il normale funzionamento della valutazione dei rischi ed i comportamenti dannosi. Lo studio indica la strada verso ulteriori ricerche sui trattamenti comportamentali o farmaci che possono essere efficaci nel ridurre l’ansia o l’impulsività codificati all’interno della fisiologia del cervello stesso”, ha detto Moghaddam che ha anche affermato che lo studio suggerisce nuovi percorsi di ricerca che potrebbero implicare immagini funzionali di risonanza magnetica delle persone sottoposte a compiti di ricompensa e/o di rischio come il gioco d’azzardo.

“La corretta codifica del rischio di punizione e la sua contingenza sulle azioni e sui risultati, sono fondamentali per il comportamento e la sopravvivenza adattivi”, hanno concluso gli autori.

Fonte: eLife

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