Sclerosi multipla-immagine: Fonte: Pixabay/CC0 Dominio pubblico
Un farmaco sviluppato da dell’UVA Health non solo ha arrestato, ma ha anche invertito la paralisi e la perdita della vista in un modello murino di sclerosi multipla. I risultati sono sorprendenti perché le attuali terapie per la sclerosi multipla sono progettate per ridurre i futuri attacchi infiammatori, non per ripristinare le funzioni neurologiche già compromesse.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.
Il farmaco, Kamuvudine K-9, è un derivato di farmaci contro l’HIV già approvati per l’uso umano. È stato sviluppato dal Dottor Jayakrishna Ambati, Direttore fondatore del Center for Advanced Vision Science dell’Università della Virginia (UVA) e titolare della cattedra DuPont Guerry III presso il Dipartimento di Oftalmologia della Facoltà di Medicina dell’UVA.
Secondo i nuovi risultati di laboratorio di Ambati, K-9 ha preservato le fibre nervose e la loro guaina mielinica, che vengono distrutte dalla sclerosi multipla. Il farmaco ha anche bloccato l’aumento della catena leggera dei neurofilamenti (NfL), un biomarcatore ematico del danno nervoso. Negli stessi esperimenti, gli animali trattati con un farmaco approvato per la sclerosi multipla non hanno recuperato la stessa funzionalità di quelli trattati con K-9.
Secondo Ambati, il potenziale terapeutico di K-9 è rafforzato dall’apparente protezione contro la sclerosi multipla offerta dai farmaci anti-HIV da cui K-9 deriva, chiamati inibitori nucleosidici/nucleotidici della trascrittasi inversa o NRTI. L’uso di NRTI nei pazienti, come riportato dal team di Ambati in un nuovo articolo, è associato a una riduzione del 41% del rischio di sviluppare la sclerosi multipla e a una riduzione del 36% del tasso di ricadute annuali tra i pazienti affetti da sclerosi multipla. I ricercatori sono giunti a questa conclusione sulla base di un’analisi dei dati di assicurazione sanitaria di oltre 3 milioni di persone.
“La maggior parte delle terapie per la sclerosi multipla mira a prevenire la prossima ricaduta. Ciò che è straordinario è che K-9 non solo ha impedito un ulteriore deterioramento neurologico, ma ha anche permesso agli animali di recuperare funzioni che avevano già perso”, ha affermato Ambati. “Considerando questo recupero insieme alla preservazione del tessuto nervoso, alla risposta NfL e ai risultati epidemiologici sull’uomo, riteniamo che vi siano solide basi razionali per testare questo approccio sui pazienti“.
Fermare la sclerosi multipla
La sclerosi multipla è la malattia neurologica invalidante più comune tra i giovani adulti e colpisce quasi un milione di americani. In genere si manifesta tra i 20 e i 40 anni. I sintomi iniziali spesso includono perdita della vista ed estrema stanchezza e possono progredire fino a debolezza e difficoltà di movimento. Nei casi più gravi, possono svilupparsi complicazioni potenzialmente letali.
La progressione della malattia, tuttavia, può variare notevolmente da paziente a paziente. Alcune persone godono di lunghi periodi di remissione e i medici classificano la malattia in base ai sintomi e alle ricadute di ciascun paziente.
In media, i pazienti affetti da sclerosi multipla vivono sette anni in meno rispetto alle persone che non soffrono di questa malattia autoimmune. I farmaci attualmente disponibili possono rallentare la progressione della malattia e ridurre il numero di riacutizzazioni, ma non esiste una cura. Sebbene i farmaci disponibili siano efficaci, la sclerosi multipla può comunque avere un impatto enorme sulla qualità della vita dei pazienti, pertanto c’è un forte bisogno di trattamenti nuovi e più efficaci.
Si ritiene che la sclerosi multipla si sviluppi quando le nostre cellule immunitarie iniziano ad attaccare le guaine mieliniche che isolano i nervi. Questa infiammazione dannosa finisce per interrompere la comunicazione tra il cervello e il corpo.
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Ambati ha scoperto, tuttavia, che gli NRTI possono bloccare un’importante via infiammatoria chiamata attivazione dell’inflammasoma. Ciò lo ha spinto a sviluppare K-9 come alternativa agli NRTI, apparentemente più sicura e persino più efficace.
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K-9 è già entrato nella fase di sperimentazione clinica per patologie oculari, tra cui l’edema maculare diabetico e l’oftalmopatia tiroidea. Questa esperienza clinica pregressa potrebbe contribuire ad accelerare la valutazione di K-9 nella sclerosi multipla.
I ricercatori sottolineano che K-9 rimane sperimentale per la sclerosi multipla e che saranno necessari studi clinici controllati per determinare se il recupero osservato nei topi possa essere replicato nell’uomo. Sperano inoltre che questo lavoro possa fornire spunti utili per studi su altre malattie neurodegenerative in cui sono implicate l’attivazione dell’inflammasoma e il danno assonale, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), per la quale è previsto l’utilizzo di K-9.
“L’inibizione dell’inflammasoma è ormai riconosciuta come la terapia all’avanguardia per numerose malattie infiammatorie“, ha affermato Ambati.
“K-9 e il suo derivato K-8, che ha già dimostrato una notevole efficacia nella degenerazione maculare, potrebbero essere utili anche in altre patologie come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson”.