Scabbia-immagine credit public domain.
Ogni anno, circa 400 milioni di persone in tutto il mondo sono colpite da una condizione cutanea caratterizzata da un prurito intenso, causata da acari parassiti microscopici chiamati Sarcoptes scabiei. Nota come scabbia, l’infestazione inizia quando i minuscoli acari si insinuano nello strato superficiale della pelle, dove vivono e depongono le uova. Questo provoca forte prurito, infiammazione, lesioni simili a eruzioni cutanee e formazione di croste. In un recente studio, i ricercatori hanno sviluppato un singolo trattamento topico che agisce sia sugli acari vivi che sulle loro uova, cosa che la maggior parte dei farmaci convenzionali non riesce a fare.
La lozione è stata preparata sciogliendo due principi attivi in olio d’oliva. Il primo era l’abametapir, che blocca gli enzimi essenziali per la schiusa delle uova degli acari e il secondo era il flavesone, un composto naturale estratto dall’olio di manuka che uccide rapidamente gli acari adulti. Un modello suino infetto da scabbia è stato trattato con la lozione topica, che è stata lasciata sulla pelle per periodi di tempo variabili.
Una singola applicazione, lasciata in posa per sole quattro ore, ha eliminato tutti gli acari vivi e le uova vitali entro 24 ore dal trattamento. Dopo il primo giorno non sono stati rinvenuti acari vivi o uova in fase di schiusa e l’infestazione non si è ripresentata in nessun momento durante il periodo di osservazione di 42 giorni. La lozione ha inoltre ridotto significativamente il prurito e la formazione di croste cutanee entro la prima settimana.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine.
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Decenni senza progressi nel trattamento
La scabbia è una delle malattie tropicali neglette più diffuse al mondo. Nonostante questo grave problema, negli ultimi 30 anni si sono registrati pochi progressi nel trattamento. Le terapie standard di prima e seconda linea, come la lozione a base di permetrina e l’ivermectina per via orale, agiscono principalmente sul sistema nervoso dell’acaro, uccidendo solo gli acari in movimento.
Le uova non vengono danneggiate perché non possiedono ancora n sistema nervoso completamente sviluppato su cui questi farmaci possano agire. Il trattamento deve quindi essere ripetuto esattamente al momento giusto, dopo la schiusa delle uova, quando le larve appena nate diventano vulnerabili ai farmaci.
Completare cicli di trattamento prolungati in condizioni reali, soprattutto in comunità remote o endemiche, può comportare la mancata somministrazione o la somministrazione errata della seconda dose. Le dosi mancate possono causare la ripopolazione degli acari e lo sviluppo di resistenza dei parassiti al farmaco. Un trattamento a dose singola potrebbe semplificare notevolmente questo processo.
In questo studio, i ricercatori hanno ideato un trattamento monodose sciogliendo lo 0,74% di abametapir e 150 mM di flavesone in una base di olio d’oliva per creare una lozione in grado di agire sia sugli acari della scabbia che sulle loro uova.
Per testare il trattamento, hanno selezionato 32 giovani scrofe perché la pelle dei suini è simile a quella umana per molti aspetti, dallo spessore alla risposta immunitaria, fino al modo in cui i farmaci la attraversano. Il team ha quindi introdotto gli acari della scabbia nelle orecchie dei suini e ha atteso tre settimane affinché l’infestazione si stabilisse e mostrasse segni evidenti.
Tre settimane dopo l’introduzione dell’infezione, il team ha suddiviso in modo casuale i 32 maiali in quattro gruppi da otto. Due gruppi hanno ricevuto 100 ml di una lozione topica a base di olio d’oliva, lasciata agire per quattro o otto ore. Il terzo gruppo ha ricevuto ivermectina per via orale, mentre il quarto gruppo non ha ricevuto alcun trattamento.
Per le sei settimane successive, i ricercatori hanno seguito da vicino gli animali per monitorare l’infezione. Hanno esaminato al microscopio i raschiamenti cutanei per contare gli acari vivi e in movimento. Hanno anche selezionato singole uova e le hanno collocate in un’incubatrice riscaldata per verificare se si sarebbero schiuse.
Una singola applicazione della lozione a base di abametapir e flavesone, lasciata agire per quattro o otto ore, ha eliminato il 100% degli acari vivi e delle uova vitali. Al contrario, il trattamento standard con due dosi di ivermectina per via orale non è riuscito a debellare completamente l’infestazione in alcuni suini, con acari vivi e uova ancora presenti al 42° giorno.
Gli animali hanno mostrato una significativa riduzione del prurito durante la prima settimana di trattamento con la lozione, con una diminuzione di grattamento, sbattimento delle orecchie e sfregamento. La lozione ha inoltre raggiunto rapidamente elevate concentrazioni nel tessuto cutaneo dove gli acari si annidano, consentendole di attaccare i diversi stadi vitali del parassita.
I ricercatori ritengono che questa combinazione potrebbe offrire un trattamento più semplice contro la scabbia, con un minor rischio di resistenza. Prima di poter essere utilizzata in ambito clinico, sono necessari studi clinici sull’uomo, condotti su diverse fasce demografiche, per confermarne la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia.