Nuova teoria sul perché più donne che uomini sviluppano malattie autoimmuni

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Immagine: Asa Tivesten, Professore di medicina, Sahlgrenska Academy, Università di Göteborg. Credit: Magnus Gotander / Bildudrag

Nuove scoperte vengono ora presentate sui possibili meccanismi alla base delle differenze di genere nel verificarsi di reumatismi e altre malattie autoimmuni. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, può essere significativo per il futuro trattamento di queste malattie.

“È molto importante capire perchè queste malattie sono molto più comuni tra le donne”, dice Asa Tivesten, Professore di medicina e primario presso l’Accademia Sahlgrenska, Svezia e uno degli autori dello studio. “In questo modo, possiamo finalmente fornire un trattamento migliore”.

( Vedi anche:Rilevato meccanismo dietro una specifica malattia autoimmune).

Nelle malattie autoimmuni, il sistema immunitario crea anticorpi che attaccano il tessuto del corpo. Quasi tutte le malattie autoimmuni colpiscono le donne più spesso degli uomini. La differenza di genere è particolarmente grande nel caso del lupus, una malattia grave nota anche come lupus eritematoso sistemico o SLE. Nove su dieci delle persone afflitte dalla condizione, sono donne.

È noto che esiste un legame tra l’ormone sessuale maschile testosterone e la protezione contro le malattie autoimmuni. Gli uomini sono generalmente più protetti rispetto alle donne, che hanno solo un decimo di testosterone.

Il testosterone riduce il numero di cellule B, un tipo di linfocita che rilascia anticorpi nocivi. I ricercatori stavano cercando di capire quale sia la reale corrispondenza tra il testosterone e la produzione di cellule B nella milza, meccanismi finora sconosciuti.

Dopo numerosi esperimenti su topi e studi su campioni di sangue di 128 uomini, i ricercatori sono stati in grado di concludere che la connessione critica è la proteina BAFF, che rende le cellule B più vitali.

“Abbiamo concluso che il testosterone sopprime la proteina BAFF: se si elimina il testosterone, si ottiene più BAFF e quindi più cellule B nella milza perché sopravvivono in misura maggiore. “Il riconoscimento del legame tra testosterone e BAFF è completamente nuovo”, dice Asa Tivesten.

I risultati dello studio si correlano bene con uno studio precedente che mostra che le variazioni genetiche nella proteina BAFF possono essere collegate al rischio do sviluppare il lupus che viene trattato con inibitori di BAFF, farmaci non all’altezza delle aspettative.

“Ecco perché questa informazione su come il corpo regola i livelli di BAFF è estremamente importante.  perchè ci consente di capire quali pazienti dovrebbero essere trattati con inibitori di BAFF e quali no “, aggiunge la ricercatrice.

Fonte: Nature 


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