Integratori alimentari-immagine credit public domain.
Gli integratori alimentari vengono utilizzati per migliorare la salute di un individuo, per alleviare sintomi specifici senza ricorrere ai farmaci o per colmare carenze nutrizionali. Stitichezza e obesità sono due problemi di salute comuni per i quali l’uso di integratori alimentari è promosso e in costante aumento.
Gli integratori alimentari a base di erbe sono ampiamente pubblicizzati come naturali e sicuri. Purtroppo, la natura non regolamentata di questo settore fa sì che adulterazione e contaminazione rappresentino due dei principali problemi possibili per le formulazioni in commercio, oltre alla scarsa ricerca scientifica alla base delle affermazioni salutistiche avanzate da produttori e distributori.
Inoltre, molte di queste sostanze sono associate a vari tipi di danni epatici che interessano fino al 16% dei consumatori nel mondo occidentale, ma percentuali ben più elevate, fino al 73%, nei paesi asiatici dove vengono consumate indiscriminatamente. La prevalenza, inoltre, è in aumento nel tempo.
Associazioni comuni
Esiste un elenco di ingredienti assunti come integratori alimentari per diverse ragioni, ad esempio per bruciare i grassi aumentando il metabolismo basale o per fornire un’elevata attività antiossidante, ma che spesso causano epatotossicità acuta e grave ( ovvero danni al fegato). Numerosi ricercatori hanno stilato tabelle con queste sostanze chimiche dubbie o pericolose, spesso di origine vegetale.
L’acido linoleico coniugato (CLA), utilizzato per favorire la perdita di grasso, migliorare l’immunità e la sensibilità all’insulina, è stato associato in alcuni casi a gravi danni epatici. Nella maggior parte dei casi si tratta di un danno autolimitante, ma in alcuni pazienti ha causato encefalopatia epatica e ha reso necessario il trapianto di fegato.
La cimicifuga racemosa (Actaea racemosa), una pianta erbacea perenne, può causare una vasta gamma di malattie epatiche, da lievi aumenti degli enzimi epatici a insufficienza epatocellulare acuta. Il meccanismo potrebbe essere idiosincratico, ma si sospetta sia di natura autoimmune.
Garcinia cambogia, estratto di tè verde (Camellia sinensis), acido usnico e ma huang (Ephedra sinica) sono tutti utilizzati per la perdita di peso, ma sono associati a segnalazioni di danno epatocellulare acuto e, in alcuni casi, di insufficienza epatica fulminante. Il ma huang causa epatotossicità diretta. L’estratto di tè verde (GTE) contiene numerose catechine, tra cui la più importante è l’epigallocatechina gallato. Si ritiene che questa favorisca la perdita di peso, ma provoca danni mitocondriali e proliferazione di specie reattive dell’ossigeno con conseguente danno epatico.
La Garcinia cambogia può impedire la sintesi di grassi a partire dai carboidrati e modificare il modello di formazione del tessuto adiposo. Tuttavia, il principio attivo, l‘acido idrossicitrico, può causare fibrosi nei lobuli epatici, con conseguente infiammazione e danno ossidativo.
L’acido usnico è prodotto esclusivamente da licheni come Alectoria e Usnea. Un tempo era presente in molti integratori alimentari per la perdita di peso. Agisce disaccoppiando la fosforilazione ossidativa mitocondriale nella catena di trasporto degli elettroni, aumentando così la produzione di calore senza consumo di energia e favorendo di conseguenza la perdita di grasso. Tuttavia, è ormai accertato che è direttamente tossico per le cellule epatiche, causando insufficienza epatica fulminante.
La serenoa repens, utilizzata per trattare i sintomi di flusso urinario debole o urgenza minzionale causati da ipertensione prostatica benigna, è stata associata in rari casi a epatotossicità autolimitante. Il meccanismo non è ancora noto e potrebbe essere idiosincratico.
È stato riportato che anche il rizoma di kava (Piper methysticum) e il succo di noni (Morinda citrifolia) possono causare epatite colestatica in alcuni casi. La radice di kava è stata prescritta per ansia e depressione, ma può provocare danni al fegato attraverso meccanismi idiosincratici o autoimmuni. In questo caso non esiste una relazione dose-risposta. In media, un quarto dei pazienti colpiti ha sviluppato un’insufficienza epatica fulminante, che ha richiesto un trapianto di fegato.
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Parole di cautela
Alla luce di queste segnalazioni, i pazienti con danno epatico che assumono integratori dovrebbero esaminare attentamente tutti gli ingredienti ingeriti al momento e nel recente passato, al fine di valutare un eventuale ruolo eziologico.
Il digiuno aumenta l’incidenza del danno epatico e gli integratori contenenti più ingredienti potrebbero presentare un rischio maggiore di causare danni al fegato, sebbene ciò non sia ancora stato stabilito con certezza. Sono necessarie ulteriori ricerche per definire il meccanismo di tossicità di molte di queste sostanze chimiche, ma il loro riconoscimento non deve essere ritardato e il loro utilizzo deve essere attentamente monitorato.
Fonte:newsmedical