Uno studio clinico a lungo termine suggerisce che intervenire prima che l’artrite reumatoide si manifesti completamente potrebbe modificarne significativamente il decorso.
Trattare le persone prima che l’artrite reumatoide (AR) si manifesti completamente potrebbe offrire loro qualcosa che la medicina raramente riesce a dare: tempo. Un nuovo studio a lungo termine suggerisce che, nelle persone ad alto rischio, il trattamento precoce con Abatacept può ritardare l’insorgenza della malattia di anni, con benefici che persistono anche dopo l’interruzione del farmaco.
Questo nuovo studio del King’s College di Londra, pubblicato su The Lancet Rheumatology, si basa sui risultati di una sperimentazione clinica riportata dallo stesso team di ricerca nel 2024.
Lo studio originale ha monitorato 213 partecipanti nel Regno Unito e nei Paesi Bassi per due anni. L’analisi aggiornata estende il periodo di follow-up a un periodo compreso tra quattro e otto anni, rendendolo uno degli studi più lunghi condotti su persone a rischio di artrite reumatoide.
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune cronica che colpisce circa mezzo milione di persone nel Regno Unito. Si manifesta quando il sistema immunitario attacca le articolazioni, causando dolore, gonfiore, affaticamento e disabilità a lungo termine.
Le persone a rischio spesso abbandonano il mondo del lavoro prima della comparsa dei sintomi, con conseguenti difficoltà finanziarie e ripercussioni economiche più ampie.
Lacune attuali nei trattamenti e nuove scoperte
Sebbene siano disponibili trattamenti per le persone affette da artrite reumatoide conclamata, al momento non esiste una terapia approvata in grado di prevenire la malattia in coloro che sono a rischio.
I ricercatori hanno scoperto che i benefici di 12 mesi di Abatacept si protraevano ben oltre il periodo di trattamento. I partecipanti che avevano ricevuto il farmaco hanno sviluppato l’artrite reumatoide molto più tardi rispetto a quelli a cui era stato somministrato un placebo, con un’insorgenza ritardata fino a quattro anni dopo la fine del trattamento.
Sebbene la terapia non abbia arrestato definitivamente l’artrite reumatoide, i risultati dimostrano che un intervento precoce può modificare il decorso della malattia, ritardandone l’insorgenza. Ciò potrebbe ridurre il tempo complessivo in cui i pazienti manifestano sintomi e complicanze.
Il Professor Andrew Cope, Professore di reumatologia presso il Centro per le malattie reumatiche del King’s College di Londra e autore principale dello studio, ha dichiarato: “Intervenire precocemente nelle persone ad alto rischio di artrite reumatoide può avere benefici duraturi. Abbiamo dimostrato che questo approccio è sicuro e può prevenire la malattia durante il trattamento, oltre ad alleviare sostanzialmente i sintomi. È importante sottolineare che può anche ritardare l’insorgenza dell’artrite reumatoide di diversi anni, anche dopo l’interruzione del trattamento. Ciò potrebbe ridurre la durata della convivenza con sintomi e complicanze, migliorando drasticamente la qualità della vita delle persone“.
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Chi trae maggior beneficio dal trattamento?
Lo studio ha rilevato che l’Abatacept è più efficace negli individui a più alto rischio di sviluppare l’artrite reumatoide. Questi partecipanti sono stati identificati tramite un esame del sangue che rileva specifici autoanticorpi.
Sebbene avessero maggiori probabilità di sviluppare l’artrite reumatoide, hanno anche tratto il massimo beneficio dal trattamento precoce.
Durante questa fase a rischio, Abatacept ha ridotto il dolore articolare e l’affaticamento, migliorando il benessere generale. Tuttavia, dopo l’interruzione del trattamento, i livelli dei sintomi sono diventati simili tra il gruppo trattato e il gruppo placebo. Ciò suggerisce che potrebbe essere necessaria una modulazione immunitaria continua per mantenere il controllo dei sintomi.
I ricercatori hanno riferito che Abatacept è sicuro, con tassi simili di eventi avversi gravi sia nel gruppo trattato che in quello placebo e senza problemi di sicurezza legati al farmaco.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che una terapia immunitaria precoce e mirata può ritardare l’insorgenza dell’artrite in soggetti ad alto rischio, supportando ulteriori ricerche sulle strategie preventive per le malattie autoimmuni.
Fonte:The Lancet Rheumatology