L’Alzheimer potrebbe essere una terza forma di diabete

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Alzheimer-immagine: (Foto di Curly/Moment RF/Getty Images)

Probabilmente avrete sentito parlare di diabete di tipo 1 e di tipo 2, ma sapevate che potrebbe esistere anche una terza opzione?

Da poco più di vent’anni, alcuni scienziati sostengono che il diabete di tipo 3 sia una denominazione appropriata per ciò che accade in alcuni casi di Alzheimer.

Non tutte le forme di demenza sono uguali, ma nuove evidenze suggeriscono che, almeno in alcuni casi, un’alterazione della segnalazione dell’insulina potrebbe rappresentare una forma di neurodegenerazione.

Questo specifico problema metabolico può privare alcune cellule cerebrali dell’energia necessaria al loro funzionamento, il che può in ultima analisi portare a un declino cognitivo. Oggi, il diabete di tipo 3 è un termine non ufficiale per indicare l’Alzheimer, non una diagnosi clinica. Ma l’idea sta prendendo piede.

Prove sempre più numerose suggeriscono che un controllo inadeguato della glicemia possa aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Infatti, le alterazioni del metabolismo del glucosio o degli zuccheri tendono ad essere tra i primi cambiamenti rilevati nei pazienti. “Questa correlazione è così forte che alcuni hanno definito l’Alzheimer “diabete del cervello” o “diabete di tipo 3”, spiegava una revisione del 2020 sull’argomento.

“Sebbene i meccanismi specifici che legano la malattia di Alzheimer a tutte le forme di diabete rimangano complessi e poco chiari”, aggiunge la revisione, “il diabete di tipo 3 ha il potenziale per offrire una pletora di strategie proattive e terapeutiche ai pazienti attuali”.

Potrebbe esserci un
Un’ipotesi di lavoro sull’azione dell’insulina nel cervello (Filippi et al., Diabetes , 2023)

L’insulina è un ormone naturale utilizzato dall’organismo per regolare i livelli di zucchero nel sangue. Ma, a quanto pare, non viene prodotta solo dal pancreas. Anche il cervello produce insulina, eppure molti esperti, persino quelli che studiano il diabete, ignorano ancora questo fatto. Non è ancora chiaro dove questo ormone venga prodotto nel cervello e quale sia la sua effettiva funzione.

Nel 2020, uno studio condotto sui topi ha scoperto che l’insulina viene prodotta e rilasciata da diversi neuroni sensibili allo stress nell’ipotalamo.

Nel cervello umano, questa regione presenta anche i livelli di insulina più elevati. L’ipotalamo è strettamente coinvolto nel pensiero, nella memoria e nell’apprendimento, ed è un obiettivo primario per la ricerca sull’Alzheimer. Se il diabete cerebrale si rivelasse una vera e propria patologia clinica, l’ipotalamo potrebbe essere la regione cerebrale maggiormente colpita. Ma abbiamo bisogno di prove più dirette di questi problemi legati all’insulina nel tessuto nervoso.

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In un recente studio post mortem su pazienti deceduti a causa della demenza, i ricercatori della Cornell University hanno riscontrato cambiamenti metabolici “massicci” in tutto il tessuto cerebrale.

“Abbiamo osservato cambiamenti metabolici legati all’energia cellulare, al metabolismo del glucosio, all’infiammazione e agli acidi grassi, tutti fattori già precedentemente implicati nella malattia di Alzheimer“, ha dichiarato Jan Krumsiek, Professore associato di genomica computazionale, nel 2022.

Inoltre, quest’anno, uno studio post mortem su tre pazienti deceduti a causa dell’Alzheimer ha rilevato nel tessuto cerebrale una maggiore presenza di “decorazioni di zucchero” rispetto ai soggetti sani del gruppo di controllo.

Questi depositi zuccherini indicano un’alterazione del controllo energetico nel cervello, probabilmente legata all’insulina.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce le cellule produttrici di insulina, mentre il diabete di tipo 3 sembra essere un problema legato all’utilizzo del glucosio.

Alcune recenti evidenze suggeriscono che, nei casi di demenza, le cellule cerebrali perdono la capacità di gestire correttamente il glucosio. Analogamente al diabete di tipo 2, queste cellule possono presentare problemi di insulino-resistenza, un ormone che contribuisce a regolare i livelli di glucosio.

Questa combinazione tra insulino-resistenza e un cattivo utilizzo del glucosio è alla base del diabete di tipo 3.

Una revisione del 2025 ha recentemente chiarito che il diabete di tipo 3 non è una diagnosi clinica, bensì un quadro concettuale per comprendere meglio la relazione tra alcune forme di demenza e il metabolismo.

La malattia di Alzheimer è sempre più associata a disfunzioni metaboliche, in particolare all’insulino-resistenza, che potrebbero compromettere la segnalazione neuronale e il metabolismo energetico.

“Questa ipotesi ha guadagnato terreno perché gli studi epidemiologici hanno osservato un’incidenza maggiore di demenza, in particolare del morbo di Alzheimer, tra gli individui affetti da diabete“, spiega la revisione.

Alcuni ricercatori criticano il termine diabete di tipo 3. Sostengono che non vi siano prove sufficienti per classificare definitivamente l’Alzheimer come una forma di diabete. Inoltre, ritengono che semplifichi eccessivamente l’Alzheimer, che probabilmente è un termine generico che comprende diverse tipologie di malattie.

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Probabilmente, molteplici meccanismi patologici contribuiscono alla progressione della malattia di Alzheimer. L’insulino-resistenza è solo uno di questi. (Atabi et al., Diabetology & Metabolic Syndrome, 2025)

Entrambe queste critiche potrebbero essere vere, eppure, nonostante ciò, gli autori della recente revisione sostengono che il diabete di tipo 3 “rappresenta un’area di ricerca cruciale, che collega la disfunzione metabolica alla neurodegenerazione”.

Secondo alcune stime, la prevalenza della demenza può raggiungere il 24% negli individui diabetici di età superiore ai 75 anni. Si tratta di un’associazione che merita ulteriori indagini. “Riconoscere il diabete di tipo 3 come entità clinica distinta potrebbe trasformare la diagnosi e il trattamento della malattia di Alzheimer”, sostiene la revisione del 2025.

Fonte: sciencealert

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