Il Cefepime antibiotico, collegato a un possibile aumento del rischio di morte

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Cefepime-immagine credito Pixabay/CC0 Dominio pubblico

Il Cefepime è un antibiotico di quarta generazione ampiamente utilizzato per trattare gravi infezioni batteriche e la neutropenia febbrile, ovvero la febbre nei pazienti con un numero di globuli bianchi anormalmente basso. A differenza di molti antibiotici che stanno sviluppando resistenza antimicrobica, il Cefepime è relativamente stabile nei confronti delle beta-lattamasi AmpC, il che gli conferisce un vantaggio contro i batteri che producono questi enzimi. Tuttavia, gli scienziati temono che questo antibiotico, ampiamente efficace, possa aumentare il rischio di morte, una preoccupazione emersa per la prima volta da una meta-analisi del 2007.

In un recente studio pubblicato su JAMA Network Open, i ricercatori hanno riesaminato i dati di una serie di studi e sperimentazioni cliniche per verificare se i pazienti trattati con Cefepime avessero una maggiore probabilità di morire rispetto a quelli trattati con altri antibiotici β-lattamici.

Dopo aver analizzato più di 100 studi randomizzati che hanno coinvolto 22.608 pazienti, i ricercatori hanno riscontrato una probabilità del 94,4% che il Cefepime fosse associato a un rischio di decesso maggiore rispetto ad altri antibiotici β-lattamici. In tutti gli studi esaminati, il decesso si è verificato nel 6,6% dei pazienti trattati con Cefepime e nel 6,2% dei pazienti del gruppo di confronto.

Permangono preoccupazioni in materia di sicurezza

Il Cefepime è stato approvato per uso medico nel 1994, ma uno studio ha sollevato dubbi sulla sua sicurezza solo dopo un decennio di utilizzo nella pratica clinica. Nel 2007, una meta-analisi di Yahav et al. ha rilevato che i pazienti trattati con Cefepime presentavano un rischio relativo di morte superiore del 26% rispetto a quelli trattati con altri antibiotici β-lattamici.

Ulteriori studi hanno suggerito due possibili meccanismi, entrambi correlati all’esposizione al farmaco piuttosto che al cefepime stesso. Il primo è la sottoesposizione, in cui viene prescritta una dose inferiore a quella necessaria, con conseguente trattamento inadeguato. L’altro è la sovraesposizione, che potrebbe causare neurotossicità, soprattutto in caso di compromissione della funzionalità renale o di mancato aggiustamento del dosaggio.

In seguito, la FDA ha pubblicato dati che non mostravano un aumento significativo, ma i dubbi sulla sicurezza del farmaco permangono perché la meta-analisi includeva alcuni dati non pubblicati, sponsorizzati dall’industria.

Il Cefepime rimane la prima linea di difesa contro condizioni potenzialmente letali come la neutropenia febbrile e le infezioni batteriche gravi, soprattutto quelle causate da microrganismi multiresistenti, in quanto offre un’attività mirata sia contro patogeni aggressivi Gram-positivi che Gram-negativi. Pertanto, stabilire se sia sicuro è essenziale per guidarne l’uso nella pratica clinica.

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Cosa dicono i dati?

Per valutare se il Cefepime comporti un rischio di mortalità più elevato rispetto ad altri antibiotici β-lattamici, i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica di 110 studi clinici randomizzati con dati di mortalità disponibili, confrontando il Cefepime con altri β-lattamici sia negli adulti che nei bambini.

Utilizzando uno strumento statistico chiamato meta-analisi bayesiana a effetti casuali, il team ha aggregato i risultati dei pazienti provenienti da diversi studi e ha calcolato la probabilità statistica di un aumento della mortalità associato al cefepime.

I dati hanno rivelato un aumento del rischio di mortalità associato al cefepime, concentrato interamente nei pazienti adulti, mentre nei bambini non si è osservato alcun aumento del rischio di decesso.

Considerando tutti i pazienti, i ricercatori hanno stimato un numero necessario per causare un danno (NNT) pari a 227, il che significa che per ogni 227 pazienti trattati con cefepime si verificherebbe circa un decesso in più. Tuttavia, concentrandosi solo sui 15.411 pazienti inclusi negli studi pubblicati e sottoposti a revisione paritaria, la probabilità che il cefepime aumenti la mortalità è salita al 98,6%, con un NNT ridotto a 111.

Un nuovo studio rileva un collegamento tra un antibiotico di uso comune e un possibile aumento del rischio di mortalità.

I risultati sono stati più significativi negli adulti e non hanno evidenziato un chiaro segnale di mortalità nei bambini. Fonte: JAMA Network Open

La più alta probabilità di effetti collaterali è stata riscontrata nei pazienti trattati per neutropenia febbrile, pari al 96,1%. È stato inoltre rilevato che dosi standard e elevate, pari o superiori a 2 grammi ogni 12 ore, presentavano una probabilità di effetti collaterali superiore al 93%, mentre dosi inferiori comportavano comunque una probabilità di effetti collaterali dell’80,5%.

I ricercatori sottolineano che i risultati non devono essere interpretati come un invito ad abbandonare il Cefepime. Piuttosto, il potenziale legame tra Cefepime e aumento della mortalità, evidenziato in questo studio, dovrebbe essere preso in considerazione nel definire il suo ruolo nelle linee guida per la pratica clinica.

Studi futuri potrebbero valutare se personalizzare il dosaggio del cefepime e monitorare attentamente fattori quali la funzionalità renale e la sensibilità batterica possano migliorarne la sicurezza.

Fonte: JAMA Network Open 

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