Una nuova ricerca nel campo delle tecniche di imaging mette in discussione un’ipotesi di lunga data sulla malattia di Parkinson.
Uno studio di imaging clinico condotto in Finlandia suggerisce che il tremore a riposo nella malattia di Parkinson non sia causato da una maggiore perdita di dopamina. Al contrario, il tremore sembra essere legato a una funzione dopaminergica relativamente preservata.
I ricercatori dell’Università di Turku e dell’Ospedale Universitario di Turku hanno analizzato le cartelle cliniche e le immagini del trasportatore della dopamina (DAT) di 414 pazienti in Finlandia. Questi individui sono stati valutati nell’ambito della normale assistenza per casi non chiari di parkinsonismo o tremore, il che rende i risultati altamente rilevanti per la pratica clinica quotidiana.
Il morbo di Parkinson è caratterizzato da tre principali sintomi motori: rallentamento dei movimenti (bradicinesia), rigidità muscolare e tremore a riposo. È noto che la bradicinesia e la rigidità derivano dalla perdita di neuroni che producono dopamina. Poiché molte vie nervose cerebrali si incrociano, questo danno si osserva solitamente nello striato sul lato opposto a quello in cui si manifestano i sintomi. Tuttavia, le basi biologiche del tremore a riposo rimangono ancora poco chiare.
Risultati inattesi delle indagini di imaging
I ricercatori hanno identificato uno schema ricorrente. I pazienti con tremore a riposo mostravano un legame più elevato del trasportatore della dopamina nello striato dello stesso lato del tremore. Al contrario, altri sintomi motori chiave seguivano lo schema previsto ed erano collegati alla perdita di dopamina nell’emisfero opposto.
“Questi risultati dimostrano che un tremore a riposo più grave non è semplicemente un indicatore di un danno più avanzato al sistema dopaminergico“, afferma l’autore principale, il neurologo Kalle Niemi, MD, PhD. “Il tremore sembra coinvolgere un meccanismo neurobiologico in parte distinto”.

I risultati confermano anche precedenti scoperte del team basate sui dati della Parkinson’s Progression Markers Initiative (PPMI), un’iniziativa internazionale. Tale lavoro precedente aveva introdotto un nuovo metodo di analisi delle immagini sviluppato dai ricercatori. La riproduzione degli stessi risultati in un gruppo separato e clinicamente rappresentativo rafforza la fiducia nelle conclusioni.
“I nostri risultati supportano l’ipotesi che i diversi sintomi del morbo di Parkinson possano essere causati da meccanismi di rete neurale e neurotrasmettitoriali parzialmente distinti“, spiega Niemi. “Questo potrebbe contribuire a spiegare perché il tremore si comporta in modo diverso da sintomi come la bradicinesia”.
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Oltre i sintomi motori
Utilizzando lo stesso approccio, i ricercatori hanno anche scoperto che diversi sintomi non motori del morbo di Parkinson, tra cui depressione, ansia e disturbo del comportamento durante il sonno REM, sono principalmente associati a sistemi monoaminergici diversi dalla dopamina.
Nel complesso, lo studio evidenzia il morbo di Parkinson come una complessa patologia cerebrale che coinvolge molteplici reti neurali e sistemi di neurotrasmettitori.
Una comprensione più chiara di come si manifestano i diversi sintomi potrebbe in futuro portare a trattamenti più mirati e personalizzati.
Riferimento: Neurology