Dermatite atopica: scoperto il meccanismo del prurito

Dermatite atopica-immagine: bersagli molecolari di terapie biologiche che agiscono sull’asse IL-31 e IL-33 nella dermatite atopica. Crediti: International Journal of Molecular Sciences 

La dermatite atopica (DA) è una malattia cronica che colpisce un numero crescente di bambini e adulti. La pelle è secca e irritata e il prurito può essere così intenso da interferire con il sonno e la vita quotidiana. Sebbene la DA sia oggetto di discussione da anni, solo ora gli scienziati stanno iniziando a comprendere esattamente perché la malattia causi così tanto prurito.

Un team di studenti dell’Associazione scientifica studentesca e ricercatori dell’Università medica di Breslavia e dell’Università medica della Slesia di Katowice descrivono sull’International Journal of Molecular Sciences il cosiddetto asse IL-31/IL-33, un meccanismo che determina l’infiammazione e il prurito nella dermatite atopica.

Come funziona l’asse del prurito

Quando la pelle è danneggiata o gravemente irritata, le sue cellule secernono una proteina chiamata IL-33. Questa è una sorta di “allarme” per il sistema immunitario, un segnale che la barriera protettiva è stata violata. In risposta, si innesca una reazione infiammatoria e viene prodotta un’altra proteina, l’IL-31, che stimola direttamente i nervi della pelle.

Ciò provoca un prurito intenso, che porta a grattarsi. Grattarsi danneggia ulteriormente l’epidermide, quindi la pelle rilascia ancora più IL-33, e il ciclo ricomincia da capo. Gli scienziati lo chiamano il circolo vizioso “prurito e grattarsi”.

Abbiamo osservato da tempo che nell’a DA il sistema immunitario e quello nervoso si stimolano a vicenda, ma solo ora possiamo comprendere meglio come funziona esattamente questo processo”, afferma il Dott. Krzysztof Gomułka, Professore associato presso il Dipartimento e la Clinica di Allergologia e Medicina Interna dell’Università di Medicina di Breslavia. L’asse IL-31/IL-33 è come una linea di comunicazione tra le cellule della pelle, i nervi e il sistema immunitario che determina sia l’infiammazione che il prurito“.

Nuovi farmaci all’orizzonte

La scoperta di questa relazione apre nuove possibilità terapeutiche. Il Nemolizumab, un farmaco biologico che blocca il segnale dell’IL-31, è il più promettente. Negli studi clinici, ha ridotto significativamente il prurito dopo soli pochi giorni di utilizzo e migliorato la qualità del sonno nei pazienti con DA grave.

L’IL-31 è direttamente responsabile della sensazione di prurito, quindi bloccarla porta a risultati rapidi e visibili“, spiega il Dott. Gomułka. “Nel caso dell’IL-33, la questione è più complessa. Questa proteina innesca l’infiammazione, ma altre molecole spesso ne annullano gli effetti. Pertanto, l’impatto delle terapie che bloccano l’IL-33 è più debole o più prolungato.”

I ricercatori ritengono che l’IL-33 svolga un ruolo più importante solo in alcuni pazienti, motivo per cui in futuro il trattamento della DA potrebbe diventare sempre più personalizzato, ovvero adattato al profilo di un paziente specifico.

Si tratta di una direzione significativa, perché non tutti i pazienti presentano lo stesso meccanismo patologico”, aggiunge lo scienziato. “In alcuni predominano i sintomi legati al prurito, mentre in altri prevale il processo infiammatorio. In futuro, vogliamo essere in grado di distinguere tra questi e trattarli in modo più specifico”.

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Astratto

“La dermatite atopica (DA) è una malattia cutanea infiammatoria cronica caratterizzata da alterata funzionalità della barriera epidermica, disregolazione immunitaria (ad esempio, polarizzazione Th2), fattori genetici (ad esempio, mutazioni della filaggrina), fattori scatenanti ambientali e disbiosi microbica, che portano a prurito e lesioni eczematose. In questa revisione, presentiamo l’asse sinergico “IL-31/IL-33″. L’IL-33, rilasciata dai cheratinociti danneggiati, agisce come un’allarmina, innescando l’infiammazione tramite i recettori ST2 e promuovendo la produzione di citochine Th2 (IL-4, IL-5, IL-13). Questo aumenta la produzione di IL-31, principalmente dalle cellule Th2, che attiva direttamente i neuroni sensoriali per indurre prurito e compromette la differenziazione dei cheratinociti. Insieme, IL-31 e IL-33 esacerbano il ciclo di feedback prurito-grattamento, la rottura della barriera e l’infiammazione. Livelli elevati di IL-31 e IL-33 sono correlati alla gravità della malattia. Il targeting dell’asse IL-31/IL-33 rappresenta un’opzione terapeutica emergente: ad esempio, nemolizumab (anti-IL-31RA) riduce significativamente il prurito e i sintomi della DA negli studi clinici. Tuttavia, gli agenti anti-IL-33/ST2 (ad esempio, etokimab, tozorakimab) dimostrano un’efficacia variabile, evidenziando la complessità del targeting dell’IL-33. La ricerca futura dovrebbe dare priorità alla stratificazione dei pazienti basata sui biomarcatori per ottimizzare l’applicazione clinica di queste nuove terapie basate sugli anticorpi”.

Cosa significa questo per i pazienti

Comprendere come IL-31 e IL-33 interagiscono tra loro ci consente di considerare la DA in un modo nuovo: non solo come un problema cutaneo, ma come una malattia in cui il sistema immunitario e quello nervoso si stimolano a vicenda.

Gli scienziati sono un passo più vicini allo sviluppo di terapie che non solo alleviano i sintomi, ma interrompono anche il meccanismo che causa il prurito alla fonte.

Fonte: International Journal of Molecular Sciences

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