Un antidepressivo favorisce la consegna dei farmaci al cervello

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Uno studio sui ratti condotto dal National Institutes of Health (NIH), suggerisce che l’amitriptilina, un farmaco antidepressivo, inibisce temporaneamente la barriera emato-encefalica consentendo la consegna dei farmaci al cervello.

La nuova ricerca ha dimostrato che l’associazione dell’antidepressivo amtriptilina con farmaci progettati per il trattamento di malattie del sistema nervoso centrale, migliora la consegna dei farmaci al cervello inibendo la barriera ematoencefalica (che funge da barriera protettiva naturale), nei ratti.

La ricerca è stata pubblicata il 27 aprile nel Journal of Cerebral Blood Flow and Metabolism.

Ulteriori studi sono necessari per determinare se anche le persone potranno beneficiare della scoperta che ha il potenziale di rivoluzionare il trattamento di tutta una serie di condizioni cerebrali, tra cui l’epilessia, ictus, SLA, depressione… I risultati sono così promettenti che una domanda di brevetto provvisorio è stata depositata per la co-somministrazione di amitriptilina con farmaci per il trattamento di condizioni del sistema nervoso centrale.

Secondo Ronald Cannon, scienziato del NIH Environmental Health Sciences (NIEHS), il più grande ostacolo alla consegna efficiente dei farmaci al cervello è una proteina chiamata P-glicoproteina. Situata lungo il rivestimento interno dei vasi sanguigni cerebrali, la P-glicoproteina seleziona tossine e farmaci in circolazione nel corpo prima di consentire il loro passaggio nel cervello.

Cannon ed i suoi colleghi hanno inizialmente scoperto che l’amitriptilina ha significativamente ridotto l’attività della P-glicoproteina nei capillari cerebrali di ratti wild-type. In seguito, i ricercatori hanno scoperto che l’ amitriptilina aveva lo stesso effetto sui capillari cerebrali di topi geneticamente modificati per imitare la SLA umana. In entrambi i modelli di ratto, l’ amitriptilina ha spento la P-glicoproteina entro 10-15 minuti dal trattamento. Quando l’amitriptilina è stata rimossa, la P-glicoproteina si è riattivata.

David Banks, autore principale dell’articolo, ha descritto l’azione dell’ amitriptilina su P-glicoproteina come rapida e reversibile. Sono questi i vantaggi che rendono la terapia così attraente.

Cannon prevede che la somministrazione di amitriptilina insieme a una dose più bassa di un oppiaceo, potrebbe alleviare il dolore e ridurne gli effetti collaterali negativi, come la stipsi e la dipendenza, di solito osservati nei trattamenti con alte dosi di oppiacei.

Fonte: Journal of Cerebral Blood Flow and Metabolism