Scoperti nuovi triggers biochimici chiamati “elovanoidi”

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Immagine: Prof. Nicolas Bazan

La ricerca condotta da Nicolas Bazan, Boyd, Professor e Director of the Neuroscience Center of Excellence a LSU Health New Orleans, ha scoperto una nuova classe di mediatori o triggers biochimici che ha chiamato elovanoidi (ELV). 

Gli elovanoidi sono i primi messaggeri chimici bioattivi prodotti da acidi grassi polinsaturi molto lunghi (VLC-PUFAs, n-3) omega-3 che vengono rilasciati in risposta a lesioni alle cellule o quando le cellule devono confrontarsi con avversità per la sopravvivenza. 

Questa scoperta fornisce la prima prova dell’esistenza di elovanoidi e del loro ruolo significativo nella protezione e nel mantenimento della sopravvivenza della cellula epiteliale del pigmento retinico (RPE) e del fotorecettore. 

Il lavoro è stato pubblicato online in Scientific Reports di Nature Research’s.

“Crediamo che questa scoperta rappresenti un nuovo concetto di biologia che sarà trasformabile in medicina”, afferma Nicolas Bazan,Professor e Direttore del Centro di Neuroscienze di Eccellenza a LSU Health New Orleans.

Questa ricerca compie un passo avanti nella comprensione di come le cellule siano protette da danni imminenti. Lo stress ossidativo non compensato è spesso un evento precoce associato alla morte della retina.

“Abbiamo scoperto che gli elovanoidi hanno strutture uniche e che esaltano l’espressione di proteine ​​pro-sopravvivenza nelle cellule sottoposte a stress ossidativo non compensato”, dice il Dr. Bazan.

Il laboratorio di Bazan ha scoperto, identificato e strutturalmente caratterizzato questa nuova classe di molecole nelle cellule epiteliali del pigmento retinico umano. 

A causa della loro biologia, gli elovanoidi sono classificati come mediatori e sono derivati ​​dall’ acido docosaesaenoico (DHA)  che è presente abbondantemente nella retina e serve anche come precursore di molecole di segnalazione chiamate docosanoidi che promuovono la stabilità e l’equilibrio delle cellule e agiscono per proteggere la cellula stessa.

Gli elovanoidi hanno strutture che ricordano i docosanoidi, ma con proprietà fisico-chimiche diverse e percorsi biosintetici alternativamente regolati. Gli elovanoidi sono più lunghi di tutti i mediatori noti e questo può essere la chiave della loro potenza. Infatti gli elovanoidi, essendo più lunghi, possono raggiungere e legarsi per un periodo più lungo ai recettori nelle cellule necessari per indurre la sopravvivenza cellulare.

“Questa è una scoperta molto emozionante che apre un cammino nuovo per espandere la scienza della neuroprotezione”, dice Bazan. “La nostra ricerca rivela potenziali bersagli terapeutici per le malattie come la degenerazione retinica. Inoltre, questi risultati forniscono importanti progressi concettuali di vasta rilevanza per la sopravvivenza dei neuroni e di qualsiasi altra cellula del corpo, attivando la neuroprotezione utilizzando un insieme di molecole che mimano come Il corpo naturalmente attiva questa protezione “.

Fonte: Nature

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