Ossalacetato-immagine credit public domain
Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’UCLA Health Jonsson Comprehensive Cancer Center ha scoperto che un integratore alimentare contenente ossalacetato, una molecola presente naturalmente nell’organismo che aiuta le cellule a produrre energia, potrebbe contribuire a migliorare la funzione cognitiva e a ridurre la stanchezza avvertita da alcune donne sopravvissute al cancro al seno dopo il trattamento.
I risultati, pubblicati su JCO Oncology Advances, mostrano che le pazienti sopravvissute al cancro al seno con un significativo deficit cognitivo correlato al cancro, talvolta definito “nebbia cerebrale da chemioterapia”, hanno riscontrato miglioramenti nella memoria, nella concentrazione e in altri sintomi cognitivi dopo aver assunto ossalacetato per otto settimane.
Le partecipanti hanno inoltre riferito di avvertire meno affaticamento e di avere una migliore funzionalità fisica, mentre i test cognitivi hanno mostrato miglioramenti nella velocità di elaborazione e nelle funzioni esecutive, che includono abilità come la pianificazione, la concentrazione e la gestione dei compiti.
“Il deterioramento cognitivo correlato al cancro può persistere a lungo dopo la fine del trattamento e può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana di una persona, eppure disponiamo ancora di pochissimi trattamenti efficaci”, ha affermato la Dr.ssa Patricia Ganz, illustre Prof.ssa di medicina presso la David Geffen School of Medicine dell’UCLA e la UCLA Fielding School of Public Health, nonché prima autrice dello studio.
Intervenire sulla segnalazione cerebrale e sulla produzione di energia
Si stima che dal 15% al 25% delle donne sopravvissute al cancro al seno possa manifestare difficoltà cognitive persistenti in seguito alla malattia e al relativo trattamento. Sebbene storicamente il deterioramento cognitivo correlato al cancro sia stato associato alla chemioterapia, i ricercatori riconoscono ora che le sue cause sono complesse e possono coinvolgere il tumore stesso, la chemioterapia, la terapia endocrina, l’infiammazione, i cambiamenti ormonali e altri fattori biologici e comportamentali.
Data la scarsità di opzioni terapeutiche disponibili, i ricercatori hanno esplorato nuovi approcci che mirano ai processi biologici che possono contribuire a questi sintomi.
L’ossalacetato ha suscitato l’interesse dei ricercatori perché l’infiammazione associata al cancro e ai suoi trattamenti può alterare la normale segnalazione del glutammato e la produzione di energia cellulare nel cervello, processi che potrebbero contribuire a problemi cognitivi e affaticamento mentale. Poiché l’ossalacetato svolge un ruolo sia nella regolazione del glutammato che nella produzione di energia cellulare, i ricercatori hanno voluto verificare se la sua assunzione come integratore potesse contribuire ad alleviare questi sintomi.
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Miglioramenti cognitivi e riduzione dei sintomi di affaticamento
Per valutare i potenziali effetti dell’integratore, i ricercatori hanno condotto uno studio clinico di fase 2 su 18 donne affette da tumore al seno in fase iniziale, con diagnosi risalente a un periodo compreso tra uno e cinque anni e che presentavano significative difficoltà cognitive. Le partecipanti avevano un’età media di circa 50 anni. La maggior parte aveva precedentemente ricevuto chemioterapia e quasi il 90% era in trattamento con terapia endocrina al momento dello studio.
I partecipanti hanno assunto 500 milligrammi di ossalacetato due volte al giorno per otto settimane. I ricercatori hanno valutato i sintomi cognitivi prima e durante il trattamento utilizzando questionari compilati dai pazienti e test neuropsicologici standardizzati che misuravano l’attenzione, la memoria, la velocità di elaborazione e le funzioni esecutive. Hanno inoltre valutato la stanchezza, il sonno, l’ansia, la depressione e la salute fisica e mentale, e hanno monitorato i partecipanti per la comparsa di effetti collaterali durante tutto lo studio.
Sedici dei 18 partecipanti hanno completato il trattamento di otto settimane e tutti e 16 hanno riportato miglioramenti significativi nei loro sintomi cognitivi. In media, i punteggi sulla principale misura dello studio relativa al deterioramento cognitivo percepito sono aumentati da 29,1 prima del trattamento a 55,5 dopo otto settimane, portando il gruppo da una fascia considerata compromessa a una fascia considerata normale. I miglioramenti sono stati osservati dopo quattro settimane e in genere sono diventati più evidenti verso la fine del trattamento.
I ricercatori hanno inoltre riscontrato riduzioni significative della fatica, inclusa quella mentale, e miglioramenti significativi nelle funzioni fisiche. I test neuropsicologici hanno mostrato miglioramenti nelle funzioni esecutive e nella velocità di elaborazione, sebbene i ricercatori abbiano sottolineato che questi risultati sono preliminari, data la ridotta dimensione del campione.
L’ossalacetato è stato generalmente ben tollerato. I sintomi gastrointestinali, tra cui indigestione, gonfiore, stitichezza, diarrea e nausea, sono stati gli effetti collaterali più comuni. Due partecipanti hanno interrotto il trattamento a causa di sintomi gastrointestinali e non sono stati segnalati eventi avversi gravi.
Sono necessari studi controllati con placebo per confermare i benefici
I ricercatori avvertono che lo studio era di piccole dimensioni e non includeva un gruppo placebo o di confronto, quindi sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se l’ossalacetato sia stato responsabile dei miglioramenti.
“Questi primi risultati ci forniscono un valido motivo per continuare a studiare l’ossalacetato come potenziale approccio per la gestione dei problemi cognitivi successivi al trattamento del cancro al seno“, ha affermato Ganz.
Il team si sta ora preparando per uno studio di fase 2 randomizzato e controllato con placebo su donne sopravvissute al cancro al seno con deficit cognitivo correlato alla malattia, il cui inizio è previsto per la fine del 2026. Sono inoltre in corso studi preclinici sui topi per comprendere meglio il meccanismo d’azione dell’ossalacetato e per verificare se si ottengano risultati simili (miglioramento della fatica e della funzionalità fisica) in uno studio controllato con placebo sui topi.
Fonte: JCO Oncology Advances