Identificata una potenziale nuova terapia per le malattie croniche del fegato

malattie croniche del fegato


La terapia farmacologica può trattare efficacemente una condizione potenzialmente pericolosa per la vita associata a cirrosi e altre malattie croniche del fegato, secondo un nuovo studio dei ricercatori della Mayo Clinic. 

Lo studio è stato pubblicato a marzo su Gastroenterology, il giornale online dell’American Gastroenterological Association.

Mentre sono disponibili diverse terapie farmacologiche per il trattamento di alcune forme di malattia del fegato, tra cui l’epatite C e l’epatite autoimmune, le opzioni sono più limitate per il trattamento dell’ipertensione portale, una condizione in cui vi è un aumento della pressione all’interno della vena porta, ‘un grosso tronco venoso che raccoglie il sangue proveniente dalla milza e dalla porzione sottodiaframmatica del tubo digerente per veicolarlo al fegato’.

 L’ipertensione portale è associata a cirrosi e ad altre malattie croniche del fegato.

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Secondo lo studio, il farmaco Sivelestat può effettivamente ridurre l’ipertensione portale, migliorando i sintomi e gli esiti per i pazienti. I risultati dello studio, ottenuti da modelli murini, sono stati confermati in campioni di fegato da umani, secondo Vijay Shah, un gastroenterologo della Mayo Clinic e autore senior.

“Questa è stata una conferma entusiasmante delle nostre scoperte e della loro applicabilità alle malattie umane”, afferma il Dott. Shah. “Sivelestat è stato utilizzato in modo sicuro negli esseri umani con danno polmonare acuto e displasia broncopolmonare.Questo suggerisce che sivelestat e farmaci simili costituiscono un potenziale mezzo per ridurre l’ipertensione portale in pazienti con malattia epatica cronica “.

Lo studio della Mayo ha dimostrato che i depositi di coaguli di sangue microscopici fibrinici hanno contribuito all’ipertensione portale e che cellule infiammatorie note come neutrofili hanno contribuito alla formazione di fibrina. Inibendo la funzione dei neutrofili con sivelestat, i ricercatori sono stati in grado di ridurre l’ipertensione portale.

“I neutrofili non erano stati precedentemente identificati come fattori significativi di ipertensione portale“, dice Moira Hilscher, il primo autore del documento. I risultati sono stati verificati in due diversi modelli di malattia epatica cronica.

“Lo studio apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci e al riutilizzo di composti esistenti per combattere l’infiammazione nel fegato guidata da forze meccaniche correlate alla malattia”, afferma il Dott. Hilscher. “Data la crescente prevalenza di malattie epatiche avanzate dovute all’alcool e all’obesità, lo sviluppo di nuovi farmaci è chiaramente un bisogno insoddisfatto”.