HomeSaluteVirus e parassitiCOVID 19: le persone vaccinate possono contagiare?

COVID 19: le persone vaccinate possono contagiare?

(COVID 19-Immagine Credit Public Domain).

Una sperimentazione clinica su studenti universitari, compresi quelli della UC San Diego, tenterà di comprendere se le persone vaccinate potrebbero ancora rappresentare un rischio di infezione per gli altri.

I vaccini COVID-19 sono stati progettati per ridurre la probabilità che l’infezione da virus SARS-CoV-2 porti a esiti gravi, come il ricovero in Ospedale e la morte. In questo senso, tutti i vaccini attualmente approvati – Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson – si sono dimostrati relativamente efficaci. Ma molto meno si sa circa l’effettiva capacità di questi vaccini di prevenire l’infezione, in particolare sui casi asintomatici in cui le persone vaccinate potrebbero non ammalarsi o mostrare sintomi, ma potrebbero comunque portare livelli sufficienti del virus per rappresentare una potenziale minaccia di trasmissione ad altri.

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Una nuova ricerca sta iniziando a colmare questa lacuna di conoscenza. Un recente studio della UC San Diego School of Medicine, pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto su operatori sanitari vaccinati, ha rilevato che il rischio di infezione è piccolo, ma possibile. Uno studio successivo dei Centers for Disease Control and Prevention ha riportato che entrambi i vaccini Moderna e Pfizer erano altamente efficaci nel prevenire le infezioni sintomatiche e asintomatiche tra una coorte più ampia di operatori sanitari vaccinati e primi soccorritori. I ricercatori dell’Università della California di San Diego, con le istituzioni accademiche partecipanti in tutto il paese, ora guarderanno a un gruppo demografico diverso: gli studenti.

La sperimentazione clinica randomizzata e controllata di cinque mesi arruolerà circa 12.000 studenti universitari sani, di età compresa tra 18 e 26 anni. La metà degli studenti riceverà una vaccinazione Moderna immediata; l’altra metà sarà vaccinata verso la fine della sperimentazione.

Lo studio sarà condotto sotto gli auspici del COVID-19 Prevention Network (CoVPN), una collaborazione delle reti di ricerca sulle malattie infettive e dei partner partecipanti. CoVPN è stato creato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases e ha sede presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.

Vedi anche:Vaccini COVID 19: anticorpo PF4 alla base dei rari coaguli di sangue

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Il vaccino Moderna è un vaccino mRNA, che fornisce alle cellule le istruzioni su come produrre un pezzo innocuo della caratteristica proteina spike del SARS-CoV-2 che prepara il sistema immunitario del corpo a riconoscere e respingere successivamente l’esposizione al virus. Il vaccino richiede due iniezioni, distanziate di circa 28 giorni l’una dall’altra. “Gli studi di Fase III in corso sui vaccini non sono stati progettati per stimare quanto bene hanno prevenuto le infezioni, in particolare le infezioni asintomatiche, né la loro efficacia nel ridurre la diffusione virale e il rischio di trasmissione”, ha detto Susan Little, MD, Professore di medicina presso la UC San Diego School of Medicine e ricercatore principale per la UC San Diego, nel nuovo studio clinico. “Di conseguenza, non sappiamo se essere vaccinati riduca la necessità di indossare maschere o la distanza sociale. Non sappiamo se le vaccinazioni debbano essere richieste in determinati contesti, come le scuole o per i viaggi aerei. Avere una migliore comprensione dell’efficacia dei vaccini COVID-19 nel ridurre le infezioni negli altri è importante, sia per gli individui che per la definizione delle politiche di salute pubblica”.

“Utilizzare studenti volontari ha molto senso”, hanno detto i ricercatori.

In primo luogo, comprendono una fascia demografica particolarmente a rischio di acquisire e trasmettere SARS-CoV-2. Le loro situazioni di vita sociale (i giovani tendono a vivere in stretta vicinanza agli altri) aumentano il rischio di esposizione e conseguenti casi di COVID-19. Ad esempio, tra agosto e settembre 2020, i casi di COVID-19 tra i giovani di età compresa tra 18 e 22 anni sono aumentati del 55% a livello nazionale e tra giugno e agosto dello scorso anno, le persone di età compresa tra i 20 e i 29 anni hanno avuto la più alta incidenza di malattie nel paese, rappresentando più di un quinto di tutti i casi. Questi numeri hanno preceduto l’aumento tra gli anziani di quattro o 15 giorni, indicando che i giovani stavano diffondendo l’infezione a popolazioni più anziane e più vulnerabili.

I giovani rappresentano in ogni caso, solo una piccola percentuale (0,5) di tutti i decessi dovuti a COVID-19 e in un numero crescente di Università e College sono soggetti a test intensivi e monitoraggio per infezioni e malattie. Ad esempio, il programma Return to Learn presso l’UC San Diego include un rigoroso programma di sorveglianza che attualmente richiede uno screening almeno settimanale di tutti gli studenti. Inoltre, il monitoraggio ambientale include test giornalieri su campioni di acque reflue provenienti da strutture universitarie per rilevare la presenza di SARS-CoV-2. Questi sforzi hanno permesso a quasi 9.000 studenti di tornare a vivere nel campus e a migliaia di altri di frequentare le lezioni di persona.

“Questo aumento del livello di sorveglianza sanitaria di routine”, ha detto Little, “aiuterà i ricercatori a monitorare le infezioni in tempo reale. Inoltre, i partecipanti allo studio raccoglieranno tamponi nasali giornalieri per registrare le cariche virali. I ricercatori raccoglieranno anche dati sugli stretti contatti dei partecipanti alla sperimentazione per vedere se e in che misura un partecipante infetto trasmette il virus ad altri e confronteranno il tasso di eventi di trasmissione secondaria tra i partecipanti nei gruppi di studio sulla vaccinazione immediata e ritardata”.

Nel caso in cui venga documentata una trasmissione secondaria, il tracciamento dei contatti si espanderà per coinvolgere più partecipanti, che raccoglieranno anche tamponi nasali giornalieri e forniranno campioni di sangue per la sierologia (per determinare la presenza di anticorpi neutralizzanti).

Gli organizzatori hanno affermato che la sperimentazione avrà i tempi scolastici primaverili ed estivi del 2021, con l’obiettivo di riportare i risultati prima del trimestre scolastico autunnale in modo che le istituzioni accademiche possano adeguare le politiche di conseguenza.

Fonte: New England Journal of Medicine

 

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