Aterosclerosi: nuovo approccio promettente per ridurre la placca nelle arterie

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In un nuovo studio condotto da Yale, i ricercatori hanno rivelato fattori precedentemente sconosciuti che contribuiscono all’indurimento delle arterie e alla crescita della placca nell’aterosclerosi e causano malattie cardiache.

La loro intuizione è la base per un promettente approccio terapeutico per arrestare e potenzialmente invertire l’accumulo di placca e la progressione della malattia.

Lo studio è stato pubblicato online da Nature Metabolism.

I trattamenti attuali per la placca e le arterie indurite, una condizione nota come aterosclerosi, possono rallentare, ma non migliorare la malattia.

Gli esperti ritengono che ciò potrebbe essere dovuto alla continua infiammazione dei vasi sanguigni. Per comprendere i fattori che contribuiscono a questa infiammazione, il team di ricerca si è concentrato su un gruppo di proteine, chiamato fattore di crescita trasformante beta (TGFß), che regola una vasta gamma di cellule e tessuti in tutto il corpo.

Utilizzando cellule umane coltivate, i ricercatori hanno scoperto che le proteine ​​TGFβ scatenano l’infiammazione nelle cellule endoteliali, le cellule che formano il rivestimento interno delle pareti delle arterie, ma non in altri tipi di cellule

Con una tecnica chiamata analisi dell’RNA-seq a singola cellula, che misura l’espressione di ogni gene nelle singole cellule, i ricercatori hanno quindi mostrato che TGFβ ha indotto l’infiammazione in queste cellule nei modelli murini.

Vedi anche, Nuova strategia per ridurre l’insorgenza precoce dell’ aterosclerosi.

Questa scoperta è notevole perché è noto che le proteine ​​TGFβ riducono l’infiammazione in altre cellule del corpo.

I ricercatori hanno anche dimostrato che quando il gene del recettore TGFβ viene eliminato nelle cellule endoteliali, sia l’infiammazione che la placca nei vasi sanguigni si riducono significativamente.

Per testare questo approccio come potenziale terapia, il team, guidato dal Professore di medicina Michael Simons ha usato un RNA “interferente” o RNAi, farmaco sviluppato a Yale, per interrompere i recettori TGFß.

L’RNA interferente utilizza la sequenza di DNA di un gene per spegnere o silenziare il gene. Per consegnare il farmaco solo alle cellule endoteliali nelle pareti dei vasi sanguigni dei topi, i ricercatori hanno impiegato particelle microscopiche o nanoparticelle, create dai loro co-autori al MIT. Questa strategia ha ridotto l’infiammazione e la placca in modo efficace quanto la tecnica genetica.

I risultati di questo studio identificano la segnalazione TGFß come una delle principali cause dell’infiammazione cronica della parete dei vasi e dimostrano che l’interruzione di questo percorso porta alla cessazione dell’infiammazione e alla sostanziale regressione della placca esistente“, hanno detto gli scienziati.

Sulla base di questa scoperta, i ricercatori della  Yale e del MIT hanno lanciato una società biotecnologica, VasoRX, Inc., per sviluppare questo approccio mirato, usando il farmaco RNAi fornito dalle nanoparticelle come potenziale terapia per l’aterosclerosi nelle persone.

Fonte, Nature Metabolism


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