Batterio intestinale: schema riassuntivo che illustra il ruolo dell’acido pentadecanoico nella modulazione del metabolismo epatico del colesterolo e nella progressione dell’aterosclerosi. Fonte: Nature
Un comune batterio intestinale produce una molecola che rallenta la produzione di colesterolo nel fegato. Quando i ricercatori hanno somministrato questa molecola a topi predisposti alle malattie arteriose, gli animali hanno sviluppato circa la metà della placca aterosclerotica rispetto ai gruppi di controllo non trattati.
La molecola agisce sullo stesso enzima bersaglio delle statine, i farmaci ipocolesterolemizzanti ampiamente utilizzati. Tale connessione offre una spiegazione concreta per un fenomeno più complesso: come i batteri che vivono nell’intestino possano influenzare la salute delle arterie in altre parti del corpo.
I ricercatori di istituzioni come l’Università Sun Yat-sen e il Laboratorio di Shenzhen Bay in Cina hanno identificato la sostanza come acido pentadecanoico. Il loro studio, pubblicato su Nature, ne ha analizzato gli effetti, dalla produzione batterica alla rimozione del colesterolo.
Seguendo un indizio batterico
Studi osservazionali condotti negli ultimi due decenni hanno dimostrato che il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nella salute metabolica e che le sue alterazioni possono portare a patologie comuni come diabete, malattie epatiche e cardiovascolari. Studi più recenti, basati sul rapporto causa-effetto, stanno cercando di individuare i meccanismi molecolari che guidano lo sviluppo di queste condizioni.
Per approfondire questa connessione, i ricercatori hanno iniziato analizzando i dati preesistenti sul microbioma intestinale di persone con e senza malattia cardiovascolare aterosclerotica, in cui si accumulano depositi di grasso nelle pareti delle arterie. Diverse specie batteriche risultavano più abbondanti nelle persone sane, tra cui spiccava il Bacteroides uniformis.
Il batterio contribuiva a proteggere le arterie, oppure è semplicemente più comune nelle persone più sane?
Per scoprirlo, i ricercatori lo hanno somministrato a topi maschi geneticamente predisposti all’aterosclerosi, alimentati con una dieta ricca di grassi. Dopo 12 settimane, i topi trattati presentavano una minore quantità di placche nelle aorte e livelli ematici più bassi di LDL, spesso chiamato colesterolo “cattivo”. I batteri inattivati dal calore non hanno prodotto gli stessi benefici.
La chiave sembrava risiedere in qualcosa prodotto dai microbi viventi. Il team ha isolato le sostanze rilasciate nel fluido di coltura batterica, testando quale di esse aiutasse le cellule epatiche coltivate in laboratorio ad assorbire le LDL. Restringendo ripetutamente la miscela, sono giunti all’acido pentadecanoico.
Somministrato direttamente ai topi tre volte a settimana per otto settimane, l’acido grasso ha abbassato il colesterolo e ridotto la formazione di placche di circa la metà.
Guadagnare di meno, incassare di più
Il problema successivo era capire come un acido grasso potesse contribuire a eliminare il colesterolo dal sangue.
Gli esperimenti hanno dimostrato che l’acido pentadecanoico si lega all’HMG-CoA reduttasi, un enzima necessario per la sintesi del colesterolo, inibendolo. Con la diminuzione della produzione di colesterolo, le cellule epatiche hanno aumentato la quantità di recettori LDL: proteine che catturano le particelle che trasportano il colesterolo dal flusso sanguigno.
“I due effetti agirono in sinergia. Il fegato produsse meno colesterolo e ne assorbì di più dal sangue circolante”, spiegano gli autori.
I ricercatori hanno verificato questa spiegazione disattivando la produzione dei recettori LDL specificamente nel fegato dei topi. Senza questi recettori, né il batterio né l’acido grasso hanno fornito la loro consueta protezione contro l’accumulo di placca.
La modifica del batterio ha fornito un ulteriore riscontro. I ceppi geneticamente modificati che producevano meno acido pentadecanoico colonizzavano comunque l’intestino, ma offrivano una protezione sostanzialmente inferiore. Questa scoperta ha contribuito a collegare il prodotto batterico al beneficio arterioso.
L’effetto può propagarsi alle persone?
L’acido pentadecanoico è un acido grasso saturo presente in alimenti come il grasso del latte. Lo studio rafforza l’ipotesi che anche i microbi intestinali ne siano produttori, ma la dimostrazione di un meccanismo protettivo nei topi non costituisce una cura per l’uomo.
I risultati ottenuti sull’uomo offrono spunti per ulteriori ricerche, ma anche motivi di cautela. Un piccolo studio del 2024 condotto su donne con steatosi epatica ha rilevato che l’aggiunta di acido pentadecanoico a una dieta di tipo mediterraneo riduceva ulteriormente il colesterolo LDL. Tuttavia, un’analisi del 2026 di due studi a lungo termine non ha riscontrato alcuna associazione tra livelli ematici più elevati di questa molecola e una minore incidenza di malattie cardiovascolari.
La molecola è già commercializzata come integratore per la salute del cuore. Tuttavia, “le prove cliniche a sostegno di un beneficio cardiovascolare rimangono limitate”, ha dichiarato Ben Chen, specialista in malattie cardiovascolari presso il Monash Victorian Heart Institute in Australia.
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Va notato che i nuovi esperimenti hanno utilizzato solo topi maschi e che la dieta umana e la composizione della flora batterica intestinale potrebbero modificare la risposta osservata negli esperimenti sugli animali. Il coautore Xiangyu Mou ha inoltre rivelato di aver depositato un brevetto relativo all’utilizzo della molecola contro l’aterosclerosi.
La condivisione di un bersaglio enzimatico con le statine offre ai ricercatori un meccanismo promettente da approfondire. Sarebbero necessari studi clinici su larga scala per stabilire se la somministrazione di questo acido grasso, o la stimolazione della produzione di una maggiore quantità da parte dei batteri intestinali, possa ridurre in modo sicuro le malattie arteriose che causano infarti e ictus.
Fonte: Nature