Il primo studio sull’uomo si propone di trattare i tumori pancreatici inoperabili con la luce laser

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Tumori pancreatici-immagine: l’équipe medica inietta al paziente un farmaco fotosensibile. Successivamente, inserisce un palloncino nel vaso sanguigno circondato dal tumore. All’interno del palloncino si trova un laser. Quando viene acceso, attiva il farmaco, distruggendo il tumore che circonda il vaso. Fonte: UCI Health

L’UCI Health, l’organizzazione clinica dell’Università della California, Irvine, sta conducendo una sperimentazione clinica di Fase I – la prima sull’uomo – che utilizza la luce laser per colpire i tumori pancreatici localmente avanzati ma non operabili, con l’obiettivo di renderli resecabili e aprire la strada alla remissione completa della malattia.
L’UCI Health Chao Family Comprehensive Cancer Center è uno dei soli due centri oncologici negli Stati Uniti a testare questa potenziale terapia innovativa. Si tratta della terapia fotodinamica mirata ai vasi sanguigni (VTP), sviluppata dall’azienda biotecnologica ImPact Biotech.
“Utilizziamo il farmaco fotosensibile padeliporfina per distruggere le masse tumorali pancreatiche che avvolgono le principali arterie addominali: una volta che i vasi sanguigni vengono liberati dal tumore, i pazienti possono finalmente sottoporsi a un intervento chirurgico potenzialmente salvavita“, ha spiegato la Dr.ssa Nadine Abi-Jaoudeh, radiologa interventista di UCI Health, esperta di fama nazionale nel trattamento mini-invasivo dei tumori e responsabile principale dello studio clinico.
Nei risultati preliminari della ricerca, pubblicati sul Journal of Vascular and Interventional Radiology, la Dr.ssa Abi-Jaoudeh ha riportato i dati di sicurezza ed efficacia iniziale relativi ai primi tre partecipanti allo studio trattati con la terapia VTP a base di padeliporfina.
Da allora, altri tre pazienti sono stati sottoposti a questa terapia mirata con luce a bassa intensità. Dei sei pazienti complessivi trattati, quattro hanno potuto ricevere la rimozione chirurgica del tessuto tumorale residuo. In tre di questi casi, l’esame istologico non ha riscontrato alcuna traccia di cellule cancerose ai margini della resezione chirurgica.
Si tratta di un risultato estremamente significativo, poiché i pazienti con tumori pancreatici localizzati ma inoperabili presentano purtroppo tassi di sopravvivenza bassi tanto quanto quelli con malattia già metastatica”, ha sottolineato la Dr.ssa Abi-Jaoudeh, che ricopre anche il ruolo di Prof.ssa di radiologia presso la School of Medicine dell’UC Irvine.
Tra i co-investigatori dello studio figurano la Dr.ssa Jennifer B. Valerin, oncologa medica presso UCI Health, il Dr. David K. Imagawa e la Dr.ssa Zeljka Jutric, entrambi chirurghi oncologici.

Perché l’intervento chirurgico è spesso impossibile

Il cancro al pancreas mantiene uno dei tassi di sopravvivenza più bassi nel panorama oncologico. Una delle ragioni principali risiede nel fatto che, sebbene circa il 50% dei pazienti presenti alla diagnosi una neoplasia localizzata (non metastatica), ben due terzi di essi non sono candidabili all’asportazione chirurgica. Questo accade perché la massa tumorale avvolge le principali arterie che irrorano l’addome: un tentativo di resezione standard rischierebbe di recidere o danneggiare irreparabilmente questi vasi sanguigni vitali.

Come funziona la terapia fotodinamica laser

La procedura VTP si svolge secondo protocolli rigorosi:
  • Fase 1: Iniezione del farmaco. Al paziente viene somministrata per via endovenosa la padeliporfina, una molecola fotosensibile che entra nel flusso ematico.
  • Fase 2: Posizionamento del catetere. L’équipe interventistica introduce un micro-palloncino flessibile all’interno del vaso sanguigno target invaso dal tumore. Al suo interno è alloggiata una fibra ottica laser.
  • Fase 3: Attivazione della luce. Il trattamento viene somministrato in due sessioni di illuminazione da cinque minuti ciascuna.
Quando il laser a bassa intensità viene attivato, stimola il farmaco fotosensibile limitatamente all’area colpita. L’illuminazione della padeliporfina scatena una reazione fotochimica locale che occlude e distrugge la rete vascolare che alimenta il tumore, provocando la necrosi della massa circostante senza danneggiare la parete arteriosa strutturale.
Sebbene il processo di distruzione cellulare inizi immediatamente dopo l’irradiazione, l’équipe medica attende due settimane prima di procedere con l’intervento chirurgico di rimozione del tessuto tumorale residuo.

Il limite dell’esposizione alla luce e i prossimi passi

L’approccio presenta tuttavia una limitazione pratica importante per i pazienti: dopo la procedura è necessario trascorrere tre giorni in una stanza completamente buia. La padeliporfina rimane infatti in circolo per un breve periodo e l’esposizione alla luce ambientale o solare potrebbe attivare il farmaco in altre parti del corpo, causando gravi danni fototossici alla pelle o alle mucose.
Se il team di ricerca dell’UC Irvine confermerà l’efficacia e la sicurezza a lungo termine di questa Fase I, l’obiettivo sarà quello di avviare le fasi successive della sperimentazione clinica. Le Fasi II e III, una volta approvate dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, permetteranno di testare la terapia VTP su una coorte significativamente più ampia di pazienti, definendone il ruolo nei futuri standard di cura.
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