Scoperto un nuovo tipo di cellule alla base dell’ipertensione polmonare


Gli scienziati hanno scoperto un nuovo tipo di cellula che è la chiave dello sviluppo dell’ ipertensione polmonare. La scoperta apre la strada a trattamenti migliori per la condizione.
I ricercatori hanno dimostrato che una singola cellula progenitrice migra e si moltiplica nell’ipertensione polmonare.

L’ipertensione polmonare è una rara malattia debilitante in cui l’alta pressione sanguigna nelle arterie dei polmoni può portare a scompenso cardiaco.

I sintomi includono affanno, stanchezza e vertigini.

Una caratteristica biologica principale dell’ipertensione polmonare è che le cellule muscolari lisce invadono varie regioni dei vasi sanguigni, ma perchè questo accade non è ancora chiaro.

Nel nuovo studio, condotto dalla Yale University di New Haven, CT, gli scienziati hanno acquisito nuove conoscenze  dopo aver studiato i campioni polmonari umani e di un modello murino di ipertensione polmonare ed hanno scoperto che cellule specializzate chiamate cellule progenitrici che risiedono nella muscolatura liscia dei vasi sanguigni normali del polmone migrano e si moltiplicano nell’ ipertensione polmonare.

L’autore senior dello studio,  Daniel M. Greif, assistente professore di cardiologia presso la Yale University School of Medicine, spiega che queste cellule progenitrici sono presenti nel polmone normale e sono pronte a moltiplicarsi e migrare nella malattia”.

I ricercatori  hanno anche scoperto i segnali molecolari che regolano le cellule progenitrici. Questi segnali includono l’attività di una proteina chiamata Klf4, che sembra giocare un ruolo chiave nell’aiutare le cellule muscolari lisce a migrare.

Il team ha ora intenzione di studiare ulteriormente le cellule progenitrici  per sviluppare nuove terapie per i pazienti con ipertensione polmonare, per i quali vi sono attualmente poche opzioni di trattamento.

“Se un paziente viene diagnosticato in tempo, queste cellule progenitrici potrebbe essere mirate e manipolate e potremmo potenzialmente, attenuare il decorso della malattia”.

Fonte: http://www.medicalnewstoday.com/articles/300653.php