L’esposizione ai pesticidi è associata a un aumento del rischio di cancro e a una precoce alterazione cellulare, soprattutto nelle comunità maggiormente esposte, il che rende necessari nuovi approcci alla valutazione del rischio per la salute.
I pesticidi comportano rischi intrinseci per la salute umana attraverso meccanismi multiformi. Questi rischi derivano dagli effetti di miscele complesse di principi attivi (IA) e dei loro prodotti di degradazione, aggravati da effetti interattivi, relazioni dose-risposta non lineari ed esposizione variabile nel corso della vita. La presenza pervasiva di pesticidi negli alimenti, nell’acqua e negli ecosistemi rende la caratterizzazione delle esposizioni ambientali – una componente chiave dell’esposoma – una sfida ardua.
Gli studi osservazionali spesso non riescono a cogliere la complessità delle esposizioni ai pesticidi, mentre i modelli sperimentali tendono a semplificare eccessivamente le dinamiche del mondo reale. Inoltre, il potenziale tumorigenico di agenti prevalentemente non genotossici differisce notevolmente tra i modelli murini e gli esseri umani. Sebbene gli studi sulle miscele forniscano preziose informazioni sui rischi per la salute derivanti dall’esposizione a più agenti, l’interazione tra le storie di vita individuali e il contesto socio-ambientale complica ulteriormente la valutazione del rischio. Di conseguenza, la cancerogenicità reale dei pesticidi rimane insufficientemente compresa, ostacolando valutazioni del rischio rigorose e ritardando interventi efficaci di sanità pubblica. Per affrontare queste sfide sono necessari modelli euristici con capacità di rilevamento e predittive migliorate, per identificare i tumori attribuibili all’esposizione ai pesticidi
Un nuovo studio pubblicato su Nature Health riporta una forte correlazione tra l’esposizione ambientale ai pesticidi agricoli e un aumento del rischio di cancro. I ricercatori dell’IRD, dell’Institut Pasteur, dell’Università di Tolosa e dell’Istituto Nazionale per le Malattie Neoplastiche (INEN) del Perù hanno combinato dati ambientali, un registro nazionale dei tumori e analisi biologiche, per comprendere meglio come l’esposizione ai pesticidi possa contribuire a determinati tipi di cancro.
I pesticidi sono comunemente presenti negli alimenti, nell’acqua e nell’ambiente, spesso sotto forma di miscele di diverse sostanze chimiche. Studiare i loro effetti sulla salute si è rivelato difficile perché la maggior parte delle ricerche si concentra su singole sostanze in condizioni controllate che non rispecchiano l’esposizione nel mondo reale. Questo studio adotta un approccio più ampio, esaminando come l’esposizione combinata influenzi le popolazioni in contesti quotidiani.
In Perù, l’intensità dell’agricoltura varia notevolmente tra le regioni, così come la diversità dei climi, degli ecosistemi e le significative disuguaglianze sociali. Il cancro rappresenta ormai un grave problema di salute pubblica e la contaminazione da pesticidi è diffusa. I risultati mostrano che alcuni gruppi, in particolare le comunità indigene e rurali, sono esposti a livelli più elevati. In media, queste popolazioni sono esposte contemporaneamente a 12 diversi pesticidi a concentrazioni elevate.
Modellizzazione a livello nazionale dell’inquinamento da pesticidi
I ricercatori hanno sviluppato un modello nazionale per identificare le aree con i più alti livelli di contaminazione ambientale da pesticidi. Il modello includeva 31 sostanze chimiche agricole, nessuna delle quali classificata come cancerogena per l’uomo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ne tracciava la diffusione sul territorio nazionale.
“Abbiamo innanzitutto modellato la dispersione dei pesticidi nell’ambiente su un periodo di sei anni, dal 2014 al 2019, il che ci ha permesso di creare una mappa ad alta risoluzione e di identificare le aree con il più alto rischio di esposizione“, spiega Jorge Honles, dottore di ricerca in epidemiologia presso l’Università di Tolosa.
Il team ha quindi confrontato questa mappa di esposizione con i dati geospaziali di oltre 150.000 pazienti oncologici a cui è stato diagnosticato il cancro tra il 2007 e il 2020. Questa analisi ha rivelato regioni in cui sia l’esposizione ai pesticidi che i tassi di incidenza del cancro erano più elevati. In queste aree, la probabilità di sviluppare un tumore era in media circa il 150% maggiore.
Prove biologiche e vulnerabilità tumorale
“Questa è la prima volta che siamo riusciti a collegare l’esposizione ai pesticidi, su scala nazionale, a cambiamenti biologici che suggeriscono un aumento del rischio di cancro“, spiega Stéphane Bertani, ricercatore in biologia molecolare presso l’Istituto nazionale francese di ricerca per lo sviluppo sostenibile (IRD), presso il laboratorio PHARMA-DEV (IRD/Università di Tolosa).
I risultati mostrano che diverse tipologie di tumori possono condividere debolezze biologiche di base legate alla loro origine cellulare, che possono essere influenzate dall’esposizione ai pesticidi. Il fegato svolge un ruolo chiave perché elabora le sostanze chimiche e funge da indicatore precoce dell’esposizione ambientale. Studi molecolari condotti presso l’Institut Pasteur, guidati da Pascal Pineau, hanno scoperto che i pesticidi interferiscono con i processi che mantengono la normale funzione e identità cellulare.
Queste alterazioni possono verificarsi prima dello sviluppo del cancro, indicando effetti precoci e graduali che potrebbero passare inosservati. Nel tempo, potrebbero rendere i tessuti più suscettibili ad altri rischi, tra cui infezioni, infiammazioni e stress ambientali.
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Ripensare la valutazione del rischio e le implicazioni globali
I risultati mettono in discussione la tossicologia tradizionale, che in genere valuta le singole sostanze chimiche e stabilisce le soglie di sicurezza basandosi sull’esposizione isolata. Lo studio, invece, evidenzia la necessità di considerare esposizioni combinate, condizioni ambientali e fattori sociali concreti. Suggerisce inoltre che eventi come El Niño potrebbero aumentare l’esposizione modificando le modalità di utilizzo e distribuzione dei pesticidi nell’ambiente. I risultati supportano la necessità di rivedere le attuali strategie di valutazione del rischio e di prevenzione.
Pur essendo incentrata sul Perù, la ricerca contribuisce a una più ampia comprensione dei limiti globali in materia di salute e ambiente. Mostra come i cambiamenti ambientali, l’uso insostenibile del suolo, gli eventi meteorologici estremi e le disuguaglianze sociali possano interagire e avere un impatto sulla salute umana, soprattutto tra le popolazioni vulnerabili come le comunità indigene e rurali.
Il team di ricerca prevede di continuare a studiare i meccanismi biologici coinvolti e di sviluppare strumenti di prevenzione più efficaci, con l’obiettivo di sostenere politiche di salute pubblica più eque e adeguate.
Fonte: Nature Health