Reazioni allergiche: nuovo modo per bloccarle

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Reazioni allergiche-immagine: valutazione strutturale dei complessi Api m 1/nanobody. Fonte: Nature Communications 

Le allergie colpiscono oltre un miliardo di persone in tutto il mondo e il numero è in aumento. Per molti si manifestano con sintomi lievi come prurito e naso che cola. Per altri, possono evolvere in reazioni potenzialmente letali. Ora, due nuovi studi avvicinano i ricercatori alla comprensione e al potenziale controllo dei meccanismi alla base delle malattie allergiche. Un team di ricerca internazionale ha mappato il funzionamento a livello molecolare dell’IgE, l’anticorpo principale responsabile delle allergie e allo stesso tempo, ha dimostrato un nuovo modo per bloccare le reazioni allergiche.

Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del meccanismo molecolare alla base delle reazioni allergiche. Questa è una base importante per lo sviluppo di nuove terapie”, afferma il Professor Gregers Rom Andersen dell’Università di Aarhus.

I risultati sono stati pubblicati sulle riviste Allergy e Nature Communications.

Come si scatenano le reazioni allergiche

Le reazioni allergiche si verificano quando il sistema immunitario reagisce a sostanze altrimenti innocue come polline, alimenti o veleno di insetti. Un elemento chiave in questo processo è l’anticorpo IgE.

Nuove scoperte sulle allergie potrebbero aprire la strada a trattamenti più precisi.

Abstract grafico. Crediti: Allergy (2025). DOI: 10.1111/all.70132

In uno degli studi, i ricercatori hanno esaminato l’aspetto delle IgE e il loro comportamento quando si legano al recettore presente sulle cellule immunitarie, un requisito fondamentale per innescare una reazione allergica.

Ora possiamo vedere come è organizzata l’intera molecola di IgE quando si trova sulla superficie cellulare. Questo ci permette di comprendere molto meglio come gli allergeni scatenano effettivamente una reazione”, spiega il ricercatore post-dottorato Rasmus K. Jensen.

Lo studio dimostra che l’intera molecola di IgE non è semplicemente un “braccio” flessibile che si protende verso un allergene, ma possiede una struttura più definita e organizzata che determina il modo in cui gli allergeni si legano per attivare le cellule immunitarie.

Questo fornisce un quadro più dettagliato di come gli allergeni interagiscono con le IgE e inducono le cellule immunitarie a rilasciare istamina e altre molecole di segnalazione che causano i sintomi.

Anticorpi che bloccano la reazione

Nel secondo studio, i ricercatori sono passati dalla comprensione all’intervento. In questo caso, hanno sviluppato piccoli anticorpi su misura, noti come nanocorpi, in grado di bloccare l’allergene chiave presente nel veleno delle api.

Prendendo di mira l’allergene dominante con anticorpi monospecifici e bispecifici, i ricercatori sono riusciti a impedire che gli anticorpi IgE dei pazienti allergici lo riconoscessero. Di conseguenza, l’innesco della reazione allergica è stato bloccato nella sua fase iniziale.

In esperimenti condotti utilizzando il sangue di pazienti allergici, l’anticorpo bispecifico ha ridotto significativamente l’attivazione delle cellule immunitarie. In un modello murino, il trattamento ha bloccato anche la forma più grave di reazione allergica, l’anafilassi.

Possiamo sviluppare anticorpi che si legano contemporaneamente a diverse parti dell’allergene, bloccando in modo molto preciso la reazione allergica”, afferma la ricercatrice post-dottorato Josephine Aagaard.

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Un passo verso trattamenti mirati

Oggi, il trattamento più efficace per le allergie gravi è l’immunoterapia allergenica a lungo termine, che può richiedere anni e comportare a sua volta un rischio di effetti collaterali.

La nuova ricerca indica un approccio alternativo: l’immunoterapia passiva, in cui ai pazienti vengono somministrati anticorpi pre-progettati in grado di fornire una protezione temporanea immediata contro le reazioni allergiche.

Ciò potrebbe essere particolarmente rilevante per i pazienti a rischio di reazioni gravi, ad esempio a seguito di punture di insetti, che spesso si verificano in modo imprevedibile.

Stiamo lavorando a un approccio che potrebbe fornire una protezione mirata durante i periodi di maggior rischio”, spiega il Professor Edzard Spillner. “I risultati suggeriscono inoltre che colpire gli allergeni più importanti potrebbe essere sufficiente, piuttosto che intervenire in modo generalizzato sull’intero sistema immunitario.

Dalla ricerca di base alle nuove soluzioni

Insieme, i due studi dimostrano come la ricerca di base e la scienza applicata possano procedere di pari passo. Comprendendo i meccanismi precisi alla base delle allergie, diventa possibile sviluppare nuove strategie per contrastarle.

Allo stesso tempo, i ricercatori sottolineano che c’è ancora molta strada da fare prima dell’applicazione clinica. L’effetto varia da paziente a paziente e sono necessari ulteriori studi, anche per individuare gli allergeni più importanti coinvolti.

Tuttavia, gli studi forniscono un nuovo punto di partenza per lo sviluppo di trattamenti più precisi per le persone che soffrono di allergie gravi.

Fonte:  Allergy e Nature Communications

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