Perché l’asma può colpire più duramente le donne

Asma: l’EGFR ha esacerbato le risposte T2 agli allergeni nelle giovani donne. Crediti: Science Immunology

L’asma colpisce milioni di persone in tutto il mondo e le donne adulte ne soffrono più frequentemente, e spesso in modo più grave, rispetto agli uomini. I sintomi possono anche variare durante la pubertà, la gravidanza e la menopausa, ma le ragioni biologiche alla base di queste differenze basate sul sesso rimangono poco comprese. In uno studio pubblicato su Science Immunology, i ricercatori dei gruppi Lloyd e Saglani del National Heart and Lung Institute (NHLI) dell’Imperial College hanno identificato un meccanismo attraverso il quale l’ormone sessuale femminile estrogeno può amplificare l’infiammazione allergica nei polmoni.

Giovani topi femmina esposti all’allergene degli acari della polvere domestica hanno sviluppato risposte immunitarie di tipo 2 significativamente più forti – il tipo di infiammazione tipicamente associato all’asma – inclusi livelli più elevati di molecole di segnalazione immunitaria e una maggiore infiammazione delle vie aeree. Queste differenze sono emerse dopo l’esposizione precoce agli allergeni, suggerendo come il sesso biologico e gli ormoni associati possano influenzare il modo in cui il sistema immunitario in via di sviluppo risponde ai fattori scatenanti ambientali.

I ricercatori hanno poi esaminato quali segnali biologici potrebbero essere alla base dell’infiammazione accentuata osservata nelle donne. Hanno scoperto che gli estrogeni aumentavano la produzione di IL-33, una molecola nota per attivare le cellule immunitarie coinvolte nell’infiammazione allergica. Livelli più elevati di IL-33, a loro volta, causavano una maggiore espressione di EGFR, un recettore presente su un sottoinsieme di cellule T helper 2 (TH2). Queste cellule EGFR-positive producevano quantità molto più elevate di citochine infiammatorie associate ai sintomi dell’asma.

Quando i ricercatori hanno bloccato la segnalazione dell’EGFR nei topi femmina, la risposta esagerata di tipo 2 è stata notevolmente ridotta e le differenze basate sul sesso sono state ampiamente eliminate. Ulteriori esperimenti hanno identificato i fibroblasti polmonari, cellule strutturali che supportano le vie aeree, come una delle principali fonti di IL-33 durante l’esposizione agli allergeni, con gli estrogeni che aumentano direttamente il rilascio di IL-33 da queste cellule.

Approfondimenti per comprendere la gravità dell’asma nelle donne

Sebbene i risultati si basino su studi sugli animali, i ricercatori affermano che forniscono informazioni su come gli ormoni possano influenzare le risposte immunitarie nei polmoni e contribuire alle differenze di genere nella gravità dell’asma.

Lo studio evidenzia inoltre i pathway IL-33 ed EGFR come potenziali bersagli per trattamenti futuri, in particolare per le persone con asma di tipo 2 elevato, una forma di asma causata da infiammazione allergica. Farmaci che bloccano l’IL-33 sono già in fase di sperimentazione clinica e comprendere quali pazienti potrebbero trarne i maggiori benefici potrebbe migliorare gli approcci terapeutici personalizzati.

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La Prof.ssa Clare Lloyd, autrice principale dello studio, ha affermato: “La gravità dell’asma spesso cambia durante i periodi di fluttuazione ormonale, ma sappiamo ancora relativamente poco su come gli ormoni sessuali influenzino le vie immunitarie nei polmoni. I nostri risultati suggeriscono che gli estrogeni possono amplificare l’infiammazione allergica agendo contemporaneamente sulle cellule strutturali e immunitarie, il che potrebbe aiutare a spiegare perché gli esiti dell’asma possono differire tra donne e uomini”.

Prossimi passi

I ricercatori ora studieranno se percorsi simili operino nell’asma umano e se l’attività di IL-33 ed EGFR differisca tra uomini e donne nelle diverse fasi della vita. Una comprensione più approfondita di come gli ormoni interagiscono con le cellule immunitarie e strutturali del polmone potrebbe aiutare a identificare nuove strategie per ridurre gli attacchi d’asma e migliorare i risultati a lungo termine.

Fonte: Science Immunology

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