Nuova tecnica MIR può predire il progresso delle demenze

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Una nuova tecnica per l’analisi di immagini del cervello, offre la possibilità di utilizzare la Risonanza Magnetica per predire il tasso di progressione ed il percorso fisico di molte malattie degenerative del cervello, secondo un report degli scienziati della University di California.La tecnica sviluppata supporta anche la prova che le forme di demenza si diffondono nel cervello attraverso specifici percorsi neuronali simili a quelli che caratterizzano le malattie da prione. Gli scienziati hanno utilizzato una nuova tecnica di modellazione al computer per prevedere realisticamente, la progressione fisica del Morbo di Alzheimer e la demenza frontotemporale (FDT), usando le immagini di 14 cervelli sani. Lo studio è stato realizzato su tutto il cervello, attraverso la trattografia, una tecnica di risonanza magnetica che associa i percorsi neuronali o linee di comunicazione che collegano diverse aree del cervello. La diffusione della malattia lungo queste vie , come previsto dai modelli, coincide con le immagini di RMI di degenerazione cerebrale in 18 pazienti affetti da Alzheimer e in  18 pazienti affetti da FDT. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuron. Questo approccio permette di prevedere l’ubicazione ed il corso della malattia degenerativa del cervello. I risultati della ricerca sono in linea con un concetto emergente secondo cui il danno cerebrale si verifica nella malattia neurodegenerativa con una diffusione prione-simile .Il prione è una forma di proteina che lascia depositi di amiloide distruttivi nel cervello, provocandone la degenerazione e la morte finale ed bè responsabile della malattia di G.Jakob nell’uomo e dell’encefalopatia spongiforme bovina , nella mucca pazza. Questa scoperta realizzata nel 1997 dal Premio Nobel Stanley Prusiner, ha ribaltato un principio della biologia moderna, dimostrando che una proteina piuttosto che una molecola, è la causa dell’infezione. L’idea della progressione della demenza con modalità prione-simile, supporta l’ipotesi che una proteina in un neurone è in grado di infettare la cellula provocando  per contagio, flussi di proteine infette in diverse reti del cervello.