Linfoma di Burkitt-immagine: schema di trattamento in un modello murino immunocompetente affetto da linfoma di Burkitt. Mentre la terapia CAR-T convenzionale da sola non ha portato a guarigioni, l’aggiunta di cinque dosi di un inibitore della SUMOilazione ha portato alla sopravvivenza a lungo termine nell’80% dei topi. Crediti: Università di Kanazawa.Il linfoma di Burkitt è un tumore del sangue raro e aggressivo, caratterizzato da una traslocazione del gene MYC. Si verifica più frequentemente nei bambini e nei giovani adulti. Negli ultimi anni, la terapia con cellule CAR-T, spesso definita “farmaco vivente” e somministrata in dose singola, è stata approvata per alcuni tipi di tumore del sangue, offrendo una speranza di cura anche nei casi più gravi. Tuttavia, la sua efficacia contro il linfoma di Burkitt è stata limitata. Inoltre, lo sviluppo di farmaci che colpiscano direttamente MYC, la causa principale di questo tumore, si è rivelato difficile per decenni.
Nuova ricerca sugli inibitori della SUMOilazione
Recentemente, uno studio condotto dal Dott. Hiroshi Kotani, Professore Associato presso l’Università di Kanazawa, in collaborazione con uno scienziato del Roswell Park Comprehensive Cancer Center di Buffalo, New York, USA, ha rivelato che un inibitore della SUMOilazione può sopprimere l’attività di MYC. Sulla base di questa scoperta, il team di ricerca ha studiato se la combinazione della terapia CAR-T con l’inibitore della SUMOilazione TAK-981 potesse migliorare i risultati del linfoma di Burkitt.
“La SUMOilazione è un processo biochimico fondamentale in cui una piccola proteina chiamata SUMO (Small Ubiquitin-like Modifier) viene legata covalentemente ad altre proteine bersaglio, agendo come un meccanismo di regolazione post-traduzionale che ne modifica stabilità, funzione e localizzazione cellulare, cruciale per processi come la risposta allo stress, la riparazione del DNA e la regolazione genica”.
La ricerca è stata pubblicata su Signal Transduction and Targeted Therapy.
Il team ha innanzitutto confermato che l’inibitore della SUMOilazione rallentava efficacemente la crescita delle cellule del linfoma di Burkitt e ne alterava le vie di segnalazione. Ha poi esaminato l’effetto dell’inibitore sulle cellule CAR-T e ne ha scoperto un duplice ruolo: se da un lato attivava inizialmente le cellule CAR-T in un modo che poteva ostacolarne l’efficacia a lungo termine, dall’altro innescava un meccanismo integrato di “freno di sicurezza”. Queste intuizioni suggerivano che l’utilizzo di una dose limitata dell’inibitore avrebbe potuto massimizzare i benefici della terapia CAR-T come trattamento duraturo.
Risultati promettenti nei modelli animali
Nei modelli murini di linfoma di Burkitt, i ricercatori hanno testato una combinazione di terapia CAR-T con una singola dose di inibitore della SUMOilazione. Questo approccio ha prolungato la sopravvivenza degli animali, ma non ha curato la malattia. Tuttavia, quando la terapia CAR-T è stata associata a un breve ciclo di cinque dosi di inibitore, un impressionante 80% dei topi è guarito e non ha sviluppato alcun tumore a lungo termine. Questi risultati dimostrano che l’uso limitato e attentamente programmato di un inibitore della SUMOilazione può aumentare significativamente il potere curativo della terapia CAR-T contro il linfoma di Burkitt.
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“Il linfoma di Burkitt recidivante o refrattario ha una prognosi estremamente sfavorevole e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche è urgente. Questi risultati offrono una solida base per lo sviluppo di una nuova strategia terapeutica potenzialmente curativa per il linfoma di Burkitt”, ha affermato il Dott. Kotani. “Ci auguriamo che questo studio venga riconosciuto come un esempio di ricerca terapeutica oncologica volta a eradicare il cancro e migliorare i risultati del trattamento attraverso un approccio multidisciplinare”.
Ulteriori informazioni: Signal Transduction and Targeted Therapy