Alzheimer: le donne mostrano un maggiore accumulo di tau e un declino cognitivo più rapido rispetto agli uomini

Alzheimer-immagine: le donne con alti livelli di Aβ hanno livelli plasmatici di p-tau217 significativamente più alti rispetto agli uomini. Crediti: progetto RDNE Stock

Le proteine ​​tau agiscono come un vero e proprio team di manutenzione del cervello, contribuendo a preservare la struttura e il corretto funzionamento delle cellule cerebrali. Nelle malattie neurodegenerative come l‘Alzheimer, le proteine ​​tau possono formare grovigli che interrompono la normale funzione cellulare. Un recente studio pubblicato su JAMA Neurology ha scoperto che le donne presentano livelli significativamente più elevati di accumulo di proteine ​​tau e un declino cognitivo più rapido rispetto agli uomini.

Un team multinazionale di ricercatori ha analizzato i dati di 1.200 partecipanti in cinque studi principali – uno studio clinico e quattro studi osservazionali – per comprendere meglio come la malattia di Alzheimer progredisca in modo diverso negli uomini e nelle donne. L’attenzione si è concentrata su una proteina trigger chiamata beta-amiloide, che porta alle anomalie della proteina tau.

I dati hanno indicato che quando i livelli di amiloide erano elevati sia nelle donne che negli uomini, le donne presentavano livelli significativamente più elevati di p-tau217 rispetto agli uomini, suggerendo che la proteina tau si aggrega più rapidamente nel cervello delle donne, rendendole più suscettibili alle fasi iniziali della malattia. D’altra parte, quando i livelli di p-tau217 sono più bassi, le donne sembrano ottenere risultati migliori nei test cognitivi rispetto agli uomini.

Carico di malattia sproporzionato

Le placche di amiloide-β (Aβ) sono gruppi di proteine ​​aggregate che si accumulano negli spazi tra le cellule nervose del cervello e ne ostacolano la segnalazione; sono quindi considerate uno dei segni fisici distintivi del morbo di Alzheimer.

La presenza di Aβ è ciò che innesca l’aggrovigliamento delle proteine ​​tau. Come passaggio intermedio tra la formazione delle placche di Aβ, viene prodotta una sostanza chiamata tau fosforilata (p-tau), che induce cambiamenti chimici nella proteina, portando all’aggregazione della tau in grovigli neurofibrillari.

L’incidenza della malattia di Alzheimer è sempre stata sproporzionatamente elevata tra le donne. Nelle fasi precliniche, quando i sintomi non sono ancora comparsi, il livello di placche di proteina beta-amiloide (Aβ) è simile per uomini e donne. Tuttavia, studi precedenti hanno rilevato che le donne spesso sviluppano un maggiore accumulo di proteina tau durante queste fasi iniziali.

Nonostante ciò fosse stato accertato, non si sapeva molto sul meccanismo specifico del sesso, un’informazione essenziale per migliorare la diagnosi e il trattamento del morbo di Alzheimer.

Monitoraggio della progressione in base al sesso

In questo studio, i ricercatori hanno cercato di scoprire due cose: se l’essere donna e l’avere aggregati di amiloide-β (Aβ) influenzano insieme i livelli di p-tau217 e se i livelli di p-tau217 a loro volta predicono modelli specifici per sesso di accumulo regionale di tau nel cervello.

Il team ha monitorato la progressione della malattia in tre modi diversi. Il primo è stato l’esame del sangue per misurare la p-tau217, il secondo la PET cerebrale per visualizzare direttamente la placca e gli ammassi di tau. L’ultimo passaggio ha previsto che i partecipanti si sottoponessero a una serie di test chiamati Preclinical Alzheimer Cognitive Composite (PACC), che valutano la memoria e le capacità di pensiero. Trattandosi di uno studio longitudinale, i ricercatori hanno monitorato i marcatori della malattia per diversi anni – scansioni cerebrali per 3,6 anni e prestazioni cognitive per 4,6 anni – per osservarne il ritmo di cambiamento.

Dopo la raccolta dei dati, è stato applicato un modello statistico per confrontare i risultati sia per le donne che per gli uomini. I risultati hanno indicato che le donne presentano livelli plasmatici di p-tau217 più elevati rispetto agli uomini, ma solo quando i livelli di amiloide-β (Aβ) sono elevati. La differenza tra i sessi non si manifesta in presenza di bassi livelli di amiloide.

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Hanno anche osservato che, per qualsiasi livello di p-tau217 nel sangue, le donne mostravano un accumulo più rapido di grovigli di tau in diverse regioni del cervello, tra cui la corteccia parietale, il giro frontale medio e il precuneo, parti essenziali per la regolazione dell’elaborazione sensoriale, del processo decisionale e della memoria.

Questi risultati dimostrano che le donne rispondono in modo diverso, a livello biologico, ai primi cambiamenti che scatenano la malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno raccomandato che l’assistenza clinica prenda in considerazione l’integrazione di soglie di biomarcatori specifiche per sesso, per identificare e monitorare più accuratamente le donne a rischio.

Fonte: JAMA Neurology 

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