Un nuovo studio rivela come il virus di Epstein-Barr possa indurre le cellule immunitarie ad attaccare il cervello, offrendo nuove speranze per la cura della sclerosi multipla.
Gli scienziati dell’Università della California a San Francisco hanno identificato una nuova prova che aiuta a spiegare come il virus di Epstein-Barr (EBV) possa contribuire alla sclerosi multipla (SM). La SM è una malattia autoimmune cronica che colpisce quasi un milione di persone negli Stati Uniti.
La ricerca, pubblicata il 5 febbraio su Nature Immunology, individua un gruppo specifico di cellule immunitarie chiamate cellule T “killer” CD8+. Queste cellule normalmente eliminano le cellule infette o danneggiate. Lo studio ha scoperto che le persone con SM presentano livelli più elevati di alcune cellule T killer, comprese quelle che reagiscono specificamente all’EBV. Questa scoperta suggerisce che il virus potrebbe scatenare l’attacco immunitario che danneggia il sistema nervoso nella SM.
I ricercatori sospettano da tempo che l’EBV svolga un ruolo nella SM. Il virus è estremamente comune, infetta circa il 95% degli adulti ed è presente in quasi tutti coloro che sviluppano successivamente la malattia.
“Osservare queste cellule T CD8+ poco studiate collega molti punti diversi e ci offre una nuova finestra su come l’EBV probabilmente contribuisce a questa malattia”, ha affermato l’autore senior Joe Sabatino, MD, PhD, Professore associato di neurologia e membro dell’UCSF Weill Institute for Neurosciences.
Perché le cellule T killer sono importanti
La sclerosi multipla si sviluppa quando il sistema immunitario attacca erroneamente la mielina, il rivestimento protettivo che riveste le fibre nervose del cervello e del midollo spinale. Nel tempo, questo danno porta a un peggioramento dei problemi neurologici.
La maggior parte della ricerca sulla SM si è tradizionalmente concentrata sui linfociti T CD4+. Queste cellule aiutano a coordinare le risposte immunitarie, ma non distruggono direttamente le cellule. Gli scienziati studiano spesso i linfociti T CD4+ perché sono più facili da modellare negli animali. I linfociti T killer CD8+, che possono distruggere direttamente altre cellule, sono stati più difficili da esaminare nei pazienti viventi.
Per colmare questa lacuna, Sabatino e i suoi colleghi hanno studiato le cellule T killer direttamente negli esseri umani.
Confronto tra sangue e liquido spinale
Il team di ricerca ha analizzato campioni di sangue e liquido cerebrospinale (CSF) di 13 persone affette da SM o con sintomi precoci della malattia, insieme a campioni di cinque individui senza SM.
Si sono concentrati sui linfociti T CD8+ che riconoscevano specifiche proteine presenti in questi fluidi. Tra i partecipanti senza SM, il numero di queste cellule immunitarie era simile sia nel sangue che nel liquido cerebrospinale.
Nelle persone con SM, tuttavia, il quadro era radicalmente diverso. Le cellule T killer che riconoscono le proteine erano tra 10 e 100 volte più concentrate nel liquido cerebrospinale che nel sangue. Questo sorprendente squilibrio indicava un’attività immunitaria anomala all’interno del sistema nervoso centrale.
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Attività del virus di Epstein-Barr nel sistema nervoso
L’EBV stesso è stato trovato nel liquido cerebrospinale della maggior parte dei partecipanti, indipendentemente dal fatto che fossero affetti da SM. Anche alcuni geni del virus erano attivi. In particolare, un gene dell’EBV era attivo solo nelle persone con SM, il che suggerisce che potrebbe svolgere un ruolo nel determinare l’eccessiva risposta immunitaria associata alla malattia.
Questi risultati si aggiungono a un crescente numero di prove che collegano l’EBV a patologie autoimmuni. Oltre alla sclerosi multipla, il virus è stato associato anche a lupus, artrite reumatoide e COVID-19.
Speranza per nuove cure
A causa della forte correlazione tra EBV e SM, alcuni ricercatori stanno già testando trattamenti studiati per colpire il virus.
“La grande speranza è che, se riusciamo a interferire con l’EBV, possiamo avere un grande effetto non solo sulla SM ma anche su altri disturbi e migliorare la qualità della vita di moltissime persone“, ha affermato Sabatino.
Riferimento: Nature Immunology