Cancro al fegato-immagine: figura in alto: disegno dello studio clinico. Figura in basso: come la terapia con ICI induce l’immunità antitumorale nell’HCC. Crediti: National Taiwan University
La terapia con inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) prima dell’intervento chirurgico per carcinoma epatocellulare (HCC) può produrre una risposta patologica significativa in circa un terzo dei pazienti operati. La ricerca clinica e preclinica ha evidenziato che la formazione di hub immunitari organizzati all’interno del tumore (struttura linfoide terziaria) dopo la terapia con ICI è fondamentale per l’induzione dell’immunità antitumorale.
Uno studio clinico multicentrico condotto a Taiwan, sponsorizzato dal National Health Research Institute di Taiwan, dimostra che la combinazione di ICI Nivolumab e Ipilimumab prima dell’intervento chirurgico può migliorare i risultati a lungo termine nei pazienti con HCC potenzialmente resecabile.
Tra i 43 pazienti arruolati nello studio, il tasso di sopravvivenza globale stimato a 4 anni ha raggiunto un incoraggiante 60%, con un terzo dei pazienti chirurgici che ha ottenuto una risposta patologica significativa, ovvero oltre il 90% di necrosi tumorale. Questo approccio “neoadiuvante” sfrutta efficacemente il tempo precedente l’intervento per preparare il sistema immunitario dell’organismo, creando una difesa più duratura contro la malattia.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Hepatology.
“Questo approccio neoadiuvante offre anche una preziosa opportunità per esplorare il funzionamento della terapia con ICI”, afferma il coautore corrispondente, il Prof. Chiun Hsu del Graduate Institute of Oncology della National Taiwan University.
Il team di studio ha scoperto che l’induzione della segnalazione dell’interferone-gamma e la formazione di “hub immunitari”, tecnicamente noti come strutture linfoidi terziarie, nel microambiente tumorale mediante la terapia ICI svolgono un ruolo fondamentale nel coordinamento di un potente attacco antitumorale.
Leggi anche:Cancro al fegato: vaccino sperimentale si rivela promettente per i giovani pazienti
Astract:
“La terapia sistemica basata sugli inibitori dei checkpoint immunitari è ormai parte integrante della gestione multidisciplinare dei pazienti con carcinoma epatocellulare. I risultati di questo studio clinico a braccio singolo indicano che: i) la terapia neoadiuvante con nivolumab più ipilimumab, seguita da intervento chirurgico, è fattibile e può migliorare la sopravvivenza a lungo termine nei pazienti con carcinoma epatocellulare potenzialmente resecabile; ii) la formazione di strutture linfoidi terziarie indotta dall’immunoterapia è associata a un miglioramento dell’immunità antitumorale; iii) il monitoraggio dell’esaurimento delle cellule T nel sangue periferico può aiutare a predire la risposta all’immunoterapia“.
Il team di ricerca ha inoltre scoperto che il monitoraggio “dell’esaurimento” e dell’attivazione delle cellule T nei campioni di sangue dei pazienti dopo la terapia con ICI può aiutare i medici a prevedere quali pazienti hanno maggiori probabilità di rispondere al trattamento. Questa sofisticata combinazione di informazioni a livello tissutale e monitoraggio basato sul sangue offre una nuova promettente tabella di marcia per lo sviluppo di cure personalizzate per i pazienti affetti da HCC.
Fonte: Journal of Hepatology