Perchè le ferite guariscono più lentamente con l’età

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Immagine: cinque giorni dopo un infortunio nella pelle deltopo giovane (blu), le nuove cellule (verde) riempiono la ferita (in alto). Quando i ricercatori hanno inibito l’espressione di una proteinache  le cellule della pelle utilizzano per comunicare con le cellule immunitarie vicine, la ferita ha impiegato più tempo per guarire (in basso).

Con l’avanzare del tempo, il corpo ha bisogno di più tempo per avviare i processi di riparazione delle ferite. Fino ad ora, i ricercatori non sono stati in grado di comprendere come i cambiamenti legati all’età ostacolano la capacità del corpo di riparare se stesso.

Recenti esperimenti presso la Rockefeller University hanno esplorato questo puzzle fisiologico esaminando i cambiamenti molecolari nella pelle di topi anziani. I risultati, descritti il 17 novembre dalla rivista Cell, delineano un nuovo aspetto di come il corpo guarisce le ferite.

( Vedi anche:Nuovo cerotto stimola la guarigione delle ferite e riduce il rischio di infezione).

“Pochi giorni dopo un infortunio, le cellule della pelle migrano per chiudere la ferita, un processo che richiede un coordinamento con le cellule del sistema immunitario nelle vicinanze. I nostri esperimenti hanno dimostrato che, con l’invecchiamento,si verificano  interruzioni nella comunicazione tra le cellule della pelle e le cellule immunitarie che rallentano questo passaggio”, dicono Elaine Fuchs e Rebecca C. Lancefield Prof. e capo del Robin Chemers Neustein Laboratory of Mammalian Cell Biology.

“Questa scoperta suggerisce nuovi trattamenti che potrebbero accelerare la guarigione delle ferite tra le persone anziane”, aggiunge Fuchs, che è anche docebnte dell’ Howard Hughes Medical Institute.

Ogni volta che si verifica una ferita, il corpo ha bisogno di ripararsi rapidamente per ripristinare la barriera protettiva della pelle. “La guarigione delle ferite è uno dei processi più complessi del corpo umano”, dice Brice Keyes, ex postdoc nel laboratorio di Fuch e attualmente ricercatore presso Calico Life Sciences. “Numerosi tipi di cellule, percorsi molecolari e sistemi di segnalazione lavorano su scale temporali che variano da pochi secondi a diversi mesi. I cambiamenti legati all’invecchiamento sono stati osservati in ogni fase di questo processo”, ha aggiunto Siqi Liu, uno specialista di immunologia che è in colaborazione con Jane Childs borsista post-dottorato, primo autore dell’articolo.

Sia le cellule cutanee che le cellule immunitarie contribuiscono a questo elaborato processo di riparazione delle ferite, che inizia con la formazione di una crosta. Le nuove cellule della pelle, conosciute come cheratinociti, viaggiano sotto la crosta della ferita.

Il team si è concentrato su quest’ultimo passo nella guarigione ed ha scoperto che tra i topi anziani, i cheratinociti erano molto più lenti a migrare nelle fessure della pelle sotto la crosta, e di conseguenza, le ferite spesso impiegavano più tempo per guarire.

La guarigione delle ferite richiede cellule immunitarie specializzate che si trovano nella pelle. Nuovi esperimenti hanno dimostrato che a seguito di un infortunio, i cheratinociti producono una proteina chiamata Skint che invia segnali che inducono le cellule immunitarie a lavorare per chiudere la ferita.. Nei topi più anziani, i cheratinociti non sono riusciti a produrre questi segnali immunitari.

Alla ricerca di una inversione

Per migliorare la produzione della proteina di segnalazione Skint nella pelle dei topi più più anziani, i ricercatori hanno utilizzato una proteina che normalmente le cellule immunitarie rilasciano dopo un infortunio. Quando hanno applicato questa proteina al tessuto giovane e a quello anziano dei topi, in una piastra di Petri, hanno visto un aumento della migrazione dei cheratinociti, che è stato più pronunciato nella pelle più vecchia. In effetti, i vecchi cheratinociti si comportavano come quelli più giovani.

Gli scienziati sperano che lo stesso principio possa essere applicato allo sviluppo di trattamenti per combattere i ritardi legati all’età, nella guarigione delle ferite.

“Il nostro lavoro suggerisce che si potrebbero sviluppare farmaci per attivare i percorsi che aiutano le cellule della pelle nell’invecchiamento, a comunicare meglio con le loro vicine cellule immunitarie e così aumentare i segnali che normalmente diminuiscono con l’età”, conclude Fuchs.

Fonte:The Rochefeller University News

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